Le grandi aziende italiane all’estero si fanno piccole

di Daniele Pace Commenta

Le grandi aziende italiane si fanno più snelle quando operano all'estero, secondo un rapporto di R&S Mediobanca. Si tratta di aziende che nel nostro paese sono giganti

cnh-hyundaiLe grandi aziende italiane si fanno più snelle quando operano all’estero, secondo un rapporto di R&S Mediobanca. Si tratta di aziende che nel nostro paese sono giganti, favorite dall’empasse conomico-politica italiana, ma all’estero non riescono a conquistare i mercati e a diventare grandi come le loro colleghe francesi, tedesche e inglesi, solo per citarne alcune. In generale non riescono ad espandersi, e restano relegate in pochi settori, pur strategici, e pur avendo spesso ruoli ed appalti di primo piano. Ma si tratta comunque di poche aziende, in particolare, considerando il fatturato totale delle 41 aziende più grandi in Italia, il 47,5% viene dall’energia e il 29,6% dal manifatturiero. Ma di questo fatturato, il 55% dei ricavi è di soli quattro gruppi, Enel, Eni, Poste e Fca Italia.

Piazza Affari di Milano non riesce ad essere protagonista tra le grandi Borse Mondiali, con pochi investimenti e molte fughe, come quelle di Exor, andata in Olanda, Luxottica che si sposterà in Francia, Pirelli e Italcementi fuori lista, come, nel breve termine, anche Parmalat.

Ma anche i fatturati sono piccoli, se confrontati con le grandi aziende tedesche ad esempio, 10 volte più grandi con 767 miliardi di fatturato contro gli 84 “italiani”. I francesi fatturano 327 miliardi e gli inglesi 180 miliardi. Ma sono piccole anche in Italia, perché sono il 5% del Pil, mentre i francesi contano per il 15% e i tedeschi per il 24%.

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