Produrre biocarburante dai rifiuti

di Daniele Pace Commenta

Un brevetto innovativo, perché punta su rifiuti molto comuni e a basso costo, come la plastica utilizzata nei beni di largo consumo.

Produrre biocarburante dai rifiuti è uno dei passi necessari per far fronte sia all’emergenza rifiuti, sia per ridurre la dipendenza dal petrolio, che nel nostro paese è una voce di spesa molto importante. Ed è proprio in Italia, e precisamente a Torino, che si è mossa la Start-up Sintol, per brevettare un procedimento di ottenimento di carburante dai rifiuti. Un brevetto innovativo, quello registrato dalla Start-up, perché punta su rifiuti molto comuni e a basso costo, come la plastica utilizzata nei beni di largo consumo. La start-up recicla tappi e bottiglie in plastica dei nostri detersivi e saponi, buttati nel bidone della spazzatura, per ottenere bio-carburante sintetico con un processo di pirolisi catalitica. Non c’è nessun incenerimento, e nessuna fiamma brucia la plastica, con l’innovativo sistema dell’ingegner Gian Claudio Faussone, inventore e CEO. I catalizzatori surriscaldano indirettamente la plastica grazie a dei reagenti, fino a 400° C, per produrre un carburante senza emissioni di anidride carbonica, senza zolfo e senza metallo. Naturalmente il resto che c’è da sapere è nel brevetto, ma l’invenzione prevede di risparmiare mezza tonnellata di emissioni ogni tonnellata di plastica immessa nel processo. Sintol vuole produrre circa 3000 tonnellate di biocarburante all’anno, finanziata tramite il progetto FaciliTo Giovani, grazie ai premi vinti in Piemonte e Valle d’Aosta, anche da parte delle Università.

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