Le ambizioni industriali della Mongolia

di Simone Ricci Commenta

Le ambizioni industriali della Mongolia sono sempre più forti. La nazione asiatica punta infatti alla costruzione di stabilimenti, uffici, centri tecnologici e quindi nuovi posti di lavoro: la zona scelta in questo caso si trova in un angolo importante del Deserto del Gobi, nonostante sia ancora necessario trovare altri investitori per questo parco industriale non lontano dalla rete ferroviaria che attraversa il paese e che collega Russia e Cina.

Il governo di Ulan Bator ha appena approvato un apposito piano in tal senso, il quale prevede la vendita di una quota pari al 66% del Complesso Industriale di Sainshand, come ha reso noto il direttore del dipartimento per la ristrutturazione, Myagmarsuren Batgerel. Sono attualmente necessari quattro miliardi di dollari per costruire le infrastrutture necessarie, come ad esempio un adeguato sistema di distribuzione energetica, oltre a un impianto per la gestione dei rifiuti idrici. Ecco perché sono necessarie diverse compagnie che possano assicurare degli adeguati investimenti nel parco stesso.

La progettazione di quest’ultimo è stata curata dalla compagnia americana Bechtel Group Incorporated. Nello specifico, si parla da tempo di investimenti finanziari che potrebbero superare i dieci miliardi di dollari, ma le stime potrebbero anche essere riviste. Tra l’altro, questo complesso industriale sarà fondamentale per diversificare l’economia mongola, creare occupazione e fornire opportunità e occasioni nuove di zecca per il paese asiatico. D’altronde, Sainshand, città che vanta ventimila abitanti e che si trova a 420 chilometri dalla capitale Ulan Bator, potrebbe ospitare anche impianti per la lavorazione del carbon coke, una fonderia per il rame e altri stabilimenti per la produzione alimentare, la fabbricazione di vestiti e il cemento. La raccolta dei soldi necessari potrebbe richiedere oltre cinque anni, come verrà messo in luce in una apposita presentazione agli investitori nei prossimi giorni. Bank of Mongolia è già pronta a mettere a disposizione 14,1 miliardi di tugrik (dieci milioni di dollari), così da poter almeno coprire gli studi sugli impatti ingegneristici e ambientali.

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