Archeologia industriale: la Scac di Mori Ferrovia

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La frazione di Mori Ferrovia, nel comune trentino di Rovereto, custodisce un importante esempio di archeologia industriale del nostro paese, la Scac. Questa sigla identifica la Società Cementi Armati Centrifugati, uno stabilimento industriale che è rimasto attivo dal 1920 al 1985 per dar vita a manufatti in cemento armato centrifugato, come suggerisce appunto la stessa denominazione. Volendo essere ancora più precisi, la nascita di questa società si deve soprattutto a una brillante intuizione da parte di Ezzelino Zontini, un industriale originario di Riva del Garda.

Quest’ultimo, infatti, capì perfettamente come l’industria dei pali di cemento armato centrifugato fosse in rapida ascesa, sfruttando il modello lanciato dai tedeschi. Ecco allora che da questa passione venne fondata nella frazione roveretana il primo impianto, avvalendosi di un progetto che era stato realizzato dall’ingegnere Riccardo Maroni. Il funzionamento fu immediatamente proficuo. In pratica, la Scac riusciva a produrre i propri manufatti sfruttando il cemento che era disponibile nel nostro paese in quegli anni Venti, anche perché il mercato in questione era piuttosto giovane e in continua crescita, una valida alternativa ad acciaio e legno, due materiali che non abbondavano certo in Italia in quel periodo a causa dell’autarchia imposta dal regime fascista.

I pali in questione risultavano molto utili e non avevano nulla da invidiare ai suoi simili in acciaio oppure in legno, vantando anche un minor tasso di degradabilità. Con l’aumento delle richieste fu poi possibile incentivare la produzione e aprire nuovi stabilimenti, come ad esempio quelli di Mortara (Pavia), Marghera, Firenze, Roma, Bologna, Pescara e Cremona. Inoltre, non ci si limitò solamente ai pali, ma anche alle travi prefabbricate, i pali lagunari, le traversine ferroviarie e alcuni precompressi. Con l’arrivo degli anni Ottanta del secolo scorso, il primo stabilimento di Mori Ferrovia comincia a perdere colpi e a diventare obsoleto, tanto da rendere necessaria la chiusura definitiva del 1985.

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