L’archeologia industriale di Terni

di Redazione Commenta

Terni è universalmente nota come la “citta di San Valentino”, ma anche e soprattutto per la sua connotazione industriale: non è, infatti, casuale che essa sia soprannominata addirittura come la “Manchester italiana”, tanto che lo storico Francesco Angeloni parlò della nobiltà delle fabbriche locali nella sua seicentesca Historia. È proprio nel capoluogo umbro, dunque, che l’archeologia industriale del nostro paese può vantare degli esempi molto interessanti.

La lista è davvero molto lunga, ma si può effettuare una selezione. Ad esempio, si può cominciare questa trattazione dalla Pressa di Piazza Dante: davanti alla stazione ferroviaria sorge questa massiccia “scultura”, una pressa da ben dodicimila tonnellate, forse il congegno più grande in assoluto che sia mai stato costruito, un qualcosa di emblematico per la storia industriale di Terni. La Centrale di Galleto, invece, sorge vicino a un ex stabilimento elettrochimico. Si tratta di un impianto industriale che venne eretto dalla società Terni per sfruttare al meglio le potenzialità produttive del bacino Nera-Velino: l’inaugurazione di quella che è la centrale più grande del continente europeo, ebbe luogo nel 1929, in pieno regime fascista, ma già cinque anni dopo si fu in grado di produrre più di un miliardo di chilowattora. L’elenco può continuare poi con il complesso ex-Siri.

Quest’ultimo è non molto lontano dal centro storico della città, con in cancello principale che consente di ammirare da subito l’edificio originario della ferriera: l’architettura è di pregevole fattura e il primo vero insediamento industriale risale addirittura al 1793, quando si sfruttava il complesso come ferriera per lo Stato Pontificio. Infine, non si può non parlare del convertitore Bessemer che sorge nelle acciaierie. Si tratta di un particolare forno dalla forma molto simile a quella di una pera, il quale è stato il primo a consentire la produzione dell’acciaio in una sola fase di lavorazione (l’invenzione risale al 1856, ad opera di Henry Bessemer).

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