Le difficoltà dell’industria americana dell’acciaio

di Redazione Commenta

L’industria americana dell’acciaio continua a vivere un momento piuttosto difficile: il motivo è presto detto, i salari del settore sono molto bassi e le condizioni lavorative non proprio eccelse consentono agli altri paesi di produrre questa lega metallica e di esportarla a costi decisamente più bassi. Secondo Mark Glyptis, a lungo numero uno della United Steelworkers presso lo stabilimento di Weirton ha affermato come il momento storico attuale sia caratterizzato da un profondo cambiamento, visto che si sta passando da una compagnia siderurgica completamente integrata a un impianto per la lavorazione dello stagno.

L’industria in questione si sta rivelando un business complicato negli Stati Uniti. Chi è riuscito a sopravvivere sta operando bene, nonostante i mercati non si comportino nel modo migliore possibile. Un esempio molto interessante è proprio quello dell’impianto di Weirton (ci troviamo in West Virginia), il quale è stato costretto a ridurre il proprio impiego dalle 14mila unità del 1975 fino alle 2.100 del 2005, quando la ArcelorMittal rilevò tutte le operazioni. Il colosso siderurgico lussemburghese ha poi provveduto a tagliare ulteriormente, fino a una forza lavoro complessiva che nel 2010 era pari ad appena 935 dipendenti. A Weirton si crede fermamente nel miglioramento, anche perché l’obiettivo principale è quello di passare senza grossi traumi a una nuova generazione.

Bisognerà comunque convincere gli americani ad acquistare prodotti locali, dato che la prima economia al mondo sta subendo, e non poco, l’infiltrazione da parte della Cina. Ecco perché da Washington devono arrivare segnali incoraggianti. Il carbone, ad esempio, sta beneficiando di un’ottima domanda per quel che riguarda la metallurgia in India e in Cina. L’enorme deficit commerciale che esiste proprio con l’ex Impero Celeste mette in mostra quelle che sono le sfide più importanti che i produttori americani devono affrontare. A Pechino è stata imputata una manipolazione della valuta ad arte, ma il terreno perso può essere ancora recuperato.

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