Diritto industriale: la sentenza Diamond-Chakrabarty

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Quando si parla di diritto industriale, ci si riferisce anche a tutto ciò che gravita intorno al mondo dei brevetti e delle invenzioni.

Una delle discipline più rigide e interessanti in tal senso è quella che possiamo riscontrare negli Stati Uniti: qui, infatti ogni legge viene a essere determinata dal Patent and Trademark Office, il quale a sua volta fa capo al Dipartimento commerciale americano. Ogni brevetto deve sottostare a quattro criteri, vale a dire l’utilità pratica, la non ovvietà, la novità e la descrizione dettagliata.


Un caso di rilievo per il diritto industriale ha avuto luogo proprio in territorio americano, più precisamente nel 1980: la Corte Suprema si è trovata a giudicare in merito al brevetto dell’ingegnere Ananda Mohan Chakrabarty, il quale lavorava allora per la General Electric. Quest’ultimo aveva sviluppato un batterio in grado di nutrirsi di petrolio e di bonificare addirittura le aree inquinate dagli idrocarburi. Inizialmente, però, l’Ufficio Brevetti non accettò questa richiesta, sostenendo che gli esseri viventi non potessero essere brevettati, ma in realtà già nel 1873 Pasteur aveva sviluppato un’invenzione relativa allo stesso processo di Chakrabarty.

La sentenza arrivò dopo ben otto anni di decisioni e discussioni, ma soprattutto dopo diversi rifiuti di brevettabilità al batterio in questione: la Corte Suprema decise in favore della proprietà intellettuale, una vera e propria rivoluzione nel campo del diritto industriale la quale ha permesso di considerare anche la vita come un bene commerciabile.

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