Etiopia: conosciamo meglio il Bole Lemi Industrial Park

di Simone Ricci Commenta

Il Bole Lemi Industrial Park rappresenta una innovazione fondamentale e strategica per l’Etiopia: si tratta infatti del primo parco industriale che viene gestito direttamente dal Federal Government del paese africano, un complesso che potrà beneficiare di importanti unità per quel che riguarda la manifattura di vestiario, il tutto accanto alle altre industrie. Bisogna assolutamente sottolineare come la costruzione del parco in questione abbia richiesto la firma da parte del Ministero dell’Industria etiope di un accordo da 1,2 miliardi di birr (poco più di cinquantuno milioni di euro per la precisione), denaro utile per avviare i lavori civili relativi a tredici appalti che sono stati selezionati.

Questi ultimi, tra l’altro, sono stati scelti in maniera specifica: nel dettaglio, molto è dipeso dalle stime lavorative che sono state registrate nel corso dei precedenti progetti governativi, piuttosto che in base al classico processo di selezione, in modo da assicurare un completamento rapido e sicuro dei piani. Il Bole Lemi Industrial Park andrà a sfruttare una superficie pari a 156 ettari, con la previsione iniziale di ricomprendere al suo interno cinque capannoni industriali, quattro blocchi che fungeranno da uffici amministrativi e il restante spazio destinato alle attività industriali vere e proprie.

C’è da precisare che una volta che il parco industriale sarà davvero attivo e operativo, sarà in grado di generare occupazione per circa cinquantamila persone, un numero molto interessante visti i tempi che corrono, includendo in esso coloro che faranno parte del comparto manifatturiero. Nei mesi successivi all’avvio, poi, vi dovrebbe essere spazio anche per altre unità tessili e collegate al settore dell’abbigliamento. La speranza è quella di rilanciare l’economia nazionale, la quale versa in condizioni gravissime a causa delle numerose guerre civili e della siccità: l’industria deve necessariamente migliorare, in quanto ancora limitata a pochi settori, tra cui quello del cemento, il già citato tessile e l’alimentare (l’agricoltura è pratica con metodi tradizionali).

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