Industria vinicola: le varie tipologie di vasi vinari

di Simone Ricci Commenta

I vasi vinari sono quei recipienti sfruttati dall’industria vinicola e destinati a contenere sia il mosto nel corso della fermentazione sia il vino, più precisamente per la sua conservazione e il trasporto. Essi vengono di solito costruiti con materiali molto differenti, vale a dire il legno, la muratura, il cemento armato, il vetro e le resine, solo per citare alcuni esempi. I vasi di legno (tino, botte e tino-botte) hanno una forma piuttosto variabile e le tipologie più pregiate sono fabbricate con il rovere di Slavonia.

In genere, poi, si ricorre al legno di castagno selvatico per i tini e alla rovere e alla quercia comune per le botti. Il tino ha la forma di un tronco di cono ed è il recipiente classico per la fermentazione cosiddetta “tumultuosa”: vi può essere una apertura superiore oppure una chiusura attraverso un coperchio. La botte ha una sezione circolare o ellittica ed è adibita alla conservazione del vino. Nella parte superiore è provvista di un foro, detto cocchiume, il quale serve al riempimento. Entrambi i recipienti di cui si è parlato sono forniti, nella parte anteriore, di uno sportello per l’eliminazione della vinaccia (tino) o delle fecce (botte) e, in basso, di un foro, chiuso da un tappo, in cui si applica il rubinetto, quella che è conosciuta come “spina”.

Un altro vaso vinario molto diffuso è la botte-tino che può essere usata sia per la fermentazione che per la conservazione. Nella sua parte superiore, quest’ultima è dotata anche di un apposito sportello. I vasi on cemento (vasche) hanno una forma solitamente geometrica regolare (prismatica) e una capacità che varia da quaranta a cinquanta ettolitri, nel caso in cui vengono adibiti alla vinificazione, mentre si sale fino a duemila ettolitri per il taglio dei vini. I vasi di cemento hanno rimpiazzato in maniera graduale quelli in muratura, soprattutto per quel che concerne alcune regioni del Mezzogiorno.

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