Lavorazione dei metalli: il processo di estrusione

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Le lavorazioni plastiche e il taglio delle lamiere in ambito industriale prevedono una serie di fasi molto importanti, come ad esempio la trafilatura e la laminazione: che cos’è invece l’estrusione? Questa lavorazione consiste essenzialmente nel far passare un metallo che si trova allo stato plastico attraverso una matrice di forma determinata. Essa viene applicata solitamente alla maggior parte dei metalli di tipo non ferroso in modo da ottenere delle barre, dei tubi e dei profilati vari. Gli elementi essenziali in questo caso sono quattro, vale a dire la matrice, il mandrino, il lingotto e la barra estrusa. I materiali in questione vengono considerati plastici per l’estrusione stessa quando vi sono delle pressioni comprese tra le tre e le cinque tonnellate per centimetro quadro.

Appare scontato rimarcare, poi, come la pressione dipenda in larga misura dalla temperatura ed entrambe dalla qualità del materiale. Appunto, cosa c’è da dire in merito alla temperatura di estrusione? Quest’ultima è molto variabile: ad esempio, per lo zinco è pari a cento gradi, ma si sale con l’alluminio e le sue leghe principali (300-400 gradi), gli ottoni (in media ottocento gradi) e il rame (circa 950 gradi). Tra l’altro, elemento di certo non trascurabile, per portare a compimento e in maniera corretta questa lavorazione, si usano in genere delle presse idrauliche: sono preferibili quelle di tipo orizzontale, con il metodo che può essere diretto o inverso.

Nel procedimento diretto, infatti, il lingotto messo dentro il cilindro alla base del quale si trova la matrice viene pressato dal mandrino collegato allo stantuffo della pressa; nell’ambito del processo inverso, al contrario, il lingotto finisce nel cilindro chiuso a un estremo e viene spinto verso la matrice che è fissata all’estremità del mandrino cavo. I due metodi hanno entrambi delle applicazioni a seconda del lavoro, in particolare quello inverso consente di ottenere un minor consumo di energia.

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