Macchinari agricoli: il ranghinatore e lo schiacciaforaggio

di Redazione Commenta

La meccanizzazione agricola ha consentito di beneficiare in questi ultimi anni di macchinari molto interessanti in particolare: due di essi sono senza dubbio il ranghinatore e lo schiacciaforaggio. Cerchiamo di capire meglio di cosa si tratta. Il ranghinatore è l’attrezzo agricolo che serve per la fienagione e che è atto a disporre, nella sua tipologia semplice, il foraggio falciato in dei cumuli longitudinali e allineati sul campo (il termine utilizzato in questo caso è quello di “andane”). La differenza rispetto al rastrello è abbastanza evidente, dato che il mezzo in questione dispone dello scarico laterale continuo: la formazione delle andane, quindi, è molto più regolare.

Il ranghinatore nel tipo combinato, invece, può essere impiegato anche per lo spandimento e il rivoltamento del foraggio e delle andane. Tali macchinari possono essere a trazione animale o meccanica, oppure semiportati dalle trattrici. Essi si distinguono in relazione alla conformazione degli organi operatori: i ranghinatori possono avere aspo rettangolare oppure romboidale, ma non bisogna dimenticare nemmeno i ranghinatori a stelle e quelli a catene. Per quel che concerne, al contrario, lo schiacciaforaggio, esso è stato usato per lo sfibramento e lo schiacciamento degli steli del foraggio (come suggerisce appunto il nome) sul campo al fine d abbreviare il tempo di essiccazione. Il beneficio è particolarmente sensibile quando si ha a che fare con dei climi piuttosto umidi.

L’operazione appena descritta riesce a uniformare anche i processi di essiccazione dalle parti più grossolane delle piante alle foglie; si evita così una perdita per fragilità dell’apparato fogliare troppo secco. La macchina è costituita da un telaio con due rulli sovrapposti, rotolanti l’uno sull’altro, mossi mediante collegamento alla presa di potenza della stessa trattrice. Il foraggio appena falciato è raccolto dal rullo inferiore e poi schiacciato tra i due rulli e lasciato infine sul campo. L’azione di compressione è regolare grazie alla variazione di tensione di un sistema a molle.

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