Caro gasolio: la crisi del settore ittico nell’Adriatico

di David Commenta

Ammonta a 35 milioni di euro la somma bruciata nel settore ittico dal caro gasolio. Dato che aggrava la già difficile situazione del settore in Italia. A fornire il dato, tutt’altro che incoraggiante, è stata la Coldiretti ImpresaPesca che, in un’analisi al primo trimestre 2011, ha rivelato che i prezzi del carburante per i pescherecci sono cresciuti del 40 per cento.

In questi primi mesi dell’anno, la quantità di pescato nel Mare Adriatico ha fatto registrare un calo pari al 50 per cento. Le importazioni, invece, sono aumentate del’11 per cento.

Dato che ha fatto scattare l’allarme della Coldiretti ImpresaPesca, che ha chiesto il fermo immediato, accolto dal ministero delle Politiche agricole, il quale è intenzionato a interrompere le attività per un mese e mezzo per permettere il ripopolamento delle risorse.

Un provvedimento necessario – sottolinea Tonino Giardinianche se è chiaro che la politica della pesca non può limitarsi al fermo, ma deve prevedere altre misure, a partire dalla realizzazione dei distretti di pesca, per dare una governance al sistema produttivo”. Il responsabile di Coldiretti ImpresaPesca ha fotografato così l’intera situazione:

“L’elefante europeo si è mosso e ora spetta alle amministrazioni nazionali e regionali raccogliere l’invito del parlamento Ue e accantonare le risorse necessarie per sostenere la produzione ma anche per riequilibrare la filiera ittica”. Una soluzione – secondo Coldiretti Impresa Pesca – potrebbe venire al Cipe. I quindici milioni destinati alla pesca nel riparto delle risorse del Fondo infrastrutture vanno destinate senza indugio a queste finalità per cercare di tamponare una situazione ormai gravissima”.

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