La rivoluzione 2.0 del distretto tessile della Maiella

di Simone Ricci Commenta

Il settore tessile italiano è ben sviluppato in alcune zone del nostro paese: una di queste è senza dubbio la Maiella, la parte di Abruzzo che è celebre per il suo massiccio montuoso e che ora è interessato da un processo di innovazione e crescita che promette molto bene. L’obiettivo è quello di fornire un ideale accompagnamento alle aziende che sono attive in tale comparto industriale, cercando di mettere a disposizione una consulenza in forma del tutto gratuita, al fine di potenziare la competitività.

È internet che può aiutare in tutto questo. In effetti, il web sarà il valido alleato della Camera di Commercio di Chieti, visto che quest’ultima sta partecipando al progetto denominato “Distretti sul web”. In pratica, si tratta di una iniziativa che è stata pensata e sviluppata in maniera congiunta da Google e da Unioncamere, senza dimenticare il fondamentale patrocinio da parte del Ministero dello Sviluppo Economico. L’obiettivo principale è quello di agevolare il più possibile la digitalizzazione del tipo 2.0 per quel che concerne i distretti industriali. C’è la convinzione sempre più diffusa che la rivoluzione culturale, filosofica e tecnologica debba proseguire nel modo più spedito possibile . Ma in che condizioni versa l’industria tessile di questa parte d’Abruzzo?

Tale distretto si caratterizza per una fortissima disponibilità di risorse umane, un elemento molto importante di questi tempi. Inoltre, la presenza del lavoro sommerso può essere considerata trascurabile, altro vantaggio di non poco conto. Il basso tasso di disoccupazione e la presenza piuttosto articolata per quel che concerne i poli universitari rendono questo distretto industriale ancora più interessante. Sono diverse, però, anche le debolezze: in primis, c’è una efficienza ridotta nel sistema locale del credito. Il sistema informativo non è ben sviluppato, oltre alla diversificazione poco accentuata dei mercati per alcuni dei settori più piccoli del comparto manifatturiero. Infine, c’è sempre la concorrenza di paesi orientali come la Cina.

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