Rivoluzione Industriale: i metodi aggressivi dei giovani Stati Uniti

di Redazione Commenta

Sui libri di scuola si è sempre evitato di parlare di una caratteristica ben precisa della rivoluzione industriale degli Stati Uniti, la loro aggressività. Volendo essere più precisi, l’attuale prima economia al mondo era nel XVIII secolo una nazione giovane e con una industrializzazione piuttosto nuova, ma la si poteva anche dipingere come un focolaio di pirateria intellettuale e di contrabbando tecnologico. Tutto questo era particolarmente vero nell’ambito dell’industria tessile, visto che gli americani erano soliti acquistare sia i macchinari che i macchinisti più dotati violando apertamente le leggi britanniche relative all’esportazione e all’emigrazione.

Dopo essere diventata una nazione più matura da questo punto di vista cominciò però una vigorosa campagna volta a tutelare la proprietà intellettuale. Gli States emersero dalla loro rivoluzione settecentesca con la consapevolezza di essere diventata un’entità tecnologicamente superiore. Il gap poteva essere colmato subito e in maniera efficiente. Su un quotidiano come la Pennsyvlania Gazette, si poteva leggere nel 1788 come le macchine apparissero come oggetti di una immensa conseguenza per quel che riguarda il paese. Dunque, era giusto e appropriato prendere a prestito le invenzioni europee. In realtà, questo verbo, “prendere a prestito”, significava “rubare”, visto che non c’era certamente alcuna intenzione di restituire queste stesse invenzioni. Una ammissione piuttosto candida in questo senso ci viene offerta dal celebre manifesto di Alexander Hamilton, il “Report of Manufactures”, sottoposto al Congresso nel dicembre del 1791.

In esso si può leggere come per procurarsi tutti i macchinari necessari fosse necessario solamente disporre di una fornitura propria. Con il primo US Patent Act si salvaguardarono poi gli inventori domestici, ma lo stesso trattamento non era concesso a quello stranieri, visto che non potevano in alcun modo ottenere un brevetto americano su una invenzione che avevano precedentemente brevettato in Europa. Ecco come ci si appropriò di molte innovazioni e invenzioni estere, una sorta di contrabbando ben sviluppato per le applicazioni commerciali e che non si preoccupava degli aspetti legali.

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