La presenza di Fincantieri in Cina suscita critiche strumentali in Italia

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La presenza di Fincantieri in Cina suscita critiche strumentali in Italia

Fincantieri ha messo a segno un’ottima operazione in Cina, ai primi di novembre, siglando a Shanghai i contratti relativi alla creazione di un hub di settore, dedicato principalmente alle attività crocieristiche, ma anche cantieristiche e marittime, nell’ambito dello sviluppo di tali comparti avviato dalla Cina.

L’accordo è stato firmato da Fincantieri, China State Shipbuilding Corporation (CSSC) che è il maggiore conglomerato cantieristico cinese, e il distretto di Baoshan.

Fincantieri diventerà il volano per l’insediamento in Cina della propria catena di fornitura, o di altre Piccole medie imprese, che in questo modo trarrebbero un notevole vantaggio da questa intesa.

La Cina, un mercato vastissimo e ancora largamente inesplorato, con costanti proiezioni a lungo termine per la crescita del turismo, rappresenta un’opportunità importante per lo sviluppo della domanda di vacanze in crociera.

Parallelamente alla crescita e allo sviluppo del settore a livello interno, la Cina è destinata a diventare il mercato crocieristico più ampio del mondo.

Tra gli obiettivi dell’intesa c’è il potenziamento e la specializzazione dell’intera regione di Baoshan. Il distretto ospita il più grande porto commerciale e crocieristico della Cina e rappresenta già oggi la regione più sviluppata del Paese nel settore cruise.

Può avvalersi di politiche economiche privilegiate in virtù dei protocolli “Shanghai Free Trade Zone” e “China Cruise Tourism Development Experimental Zone”, che accelereranno il passaggio del distretto da “porto-crocieristico” a “città-crocieristica”.

In Cina non esiste la rete di fornitura necessaria a una simile realizzazione, con questo progetto il Made in Italy e in modo particolare l’affidabilità e l’efficienza di Fincantieri, considerata l’eccellenza italiana nel settore della cantieristica delle navi da crociera, entrano in un mercato in fortissima espansione.

Fincantieri in 230 anni di vita ha costruito oltre 7mila navi, puntando sempre sulla diversificazione e sull’innovazione. I dati di bilancio dei primi 9 mesi, recentemente approvati dal cda, hanno un segno positivo: ricavi al 30 settembre 2018 in incremento del 8,5% rispetto allo stesso periodo del 2017, Ebitda in aumento dell’11% rispetto al 30 settembre 2017 e un carico di lavoro complessivo pari ad euro 32,5 miliardi, quasi 6,5 volte i ricavi del 2017.

L’accordo è di grande rilevanza e prestigio per l’Italia, ma non tutti hanno accolto positivamente questa joint venture. Il primo a dichiarare che Fincantieri “ha commesso un grave errore” in quanto “l’industria navalmeccanica rischia di finire come il tessile, svenduta ai cinesi”, è stato Edoardo Rixi, leghista e viceministro per le Infrastrutture e Trasporti. Aggiungendo inoltre “va bene il dialogo ma deve essere alla pari, così rischiamo che tornino i fantasmi del passato. Condivido l’allarme che aveva lanciato Gianluigi Aponte”.

Probabilmente il viceministro ha voluto spezzare una lancia a favore di Gianluigi Aponte fondatore della MSC Crociere, società interessata al mercato cinese?

Qualche giorno fa Luigi Merlo, presidente di Federlogistica, nel corso del 5° Forum Shipping & Intermodal Transport, che si è tenuto a Genova, ha affermato “Pechino annuncia di voler costruire 15-20 navi da crociera l’anno: il pericolo di creare una sovracapacità nel settore delle navi da crociera è evidente, e questo si è determinato perché l’Europa ha permesso un trasferimento di una delle ultime conoscenze appannaggio del Vecchio Continente alla Cina, con il rischio concreto che questo abbia serie conseguenze sull’industria italiana, compreso il cantiere di Sestri Ponente qui a Genova”.

Si tratta dello stesso Luigi Merlo che voleva entrare nel management di MSC Crociere ma fu bloccato dall’Anac di Raffaele Cantone. Quindi le sue critiche alla presenza di Fincantieri in Cina sono solo strumentali?

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