Il reale stato di salute per l’industria dell’auto in Italia nel 2026

Serve un bollettino sul reale stato di salute per l’industria dell’auto in Italia nel 2026. L’Europa alza le barricate per difendere il proprio cuore manifatturiero dall’avanzata asiatica. Secondo le indiscrezioni trapelate dal Financial Times, la Commissione Europea è pronta a varare l’Industrial Accelerator Act, un piano d’urto atteso per il 26 febbraio che punta a blindare le filiere strategiche dei 27 Stati membri attraverso una strategia protezionistica senza precedenti.

industria dell'auto
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Il “Muro” del 70% per l’industria dell’auto

Al centro del provvedimento c’è l’industria automobilistica, pilastro dell’economia continentale oggi minacciato dalla competitività cinese. La proposta è netta: i costruttori potranno accedere ad aiuti di Stato e incentivi pubblici solo se le loro auto elettriche saranno composte per almeno il 70% da componenti prodotte in Europa.

Dallo scudo sono attualmente escluse le batterie, che seguono una regolamentazione specifica, ma il messaggio è chiaro: i sussidi europei non devono più finanziare, nemmeno indirettamente, la catena di montaggio di Pechino.

Non solo auto: edilizia e industria pesante

La visione di Bruxelles non si ferma alle quattro ruote. L’obiettivo è salvare una base manifatturiera dal valore colossale di 2.600 miliardi di euro, messa in ginocchio da anni di concorrenza basata su bassi costi del lavoro e accesso privilegiato alle materie prime. Il piano prevede infatti vincoli anche per altri settori:

Edilizia: per beneficiare di appalti o sussidi, le finestre e le porte dovranno contenere almeno il 30% di plastiche e il 25% di alluminio di origine UE.

Occupazione: la misura risponde all’urgenza di fermare l’emorragia di posti di lavoro e le chiusure di stabilimenti che hanno colpito duramente il settore industriale europeo.

Un settore diviso tra timori e pragmatismo per quanto riguarda l’industria dell’auto

Nonostante l’intento protettivo, il fronte dei costruttori è spaccato. Molti gruppi industriali considerano la soglia del 70% un traguardo troppo ambizioso nel breve periodo, data la forte dipendenza estera per elettronica e semilavorati.

Dall’altra parte, i sostenitori del provvedimento premono per definizioni rigorose di “componente locale”, temendo che, senza paletti rigidi, i fondi pubblici finiscano per agevolare i competitor cinesi. In questo scenario, l’Acea (l’associazione dei costruttori europei) invoca realismo, suggerendo di includere nel perimetro degli “alleati” produttivi anche partner storici come Regno Unito e Turchia, per evitare di smantellare reti di fornitura già consolidate e funzionali.

Staremo a vedere quali saranno le prossime tendenze per quanto riguarda l’industria dell’auto, alla luce di quanto emerso nel corso delle ultime settimane per chi segue da vicino queste tematiche qui in Italia.