L’invenzione della macchina a vapore e la Rivoluzione Industriale

 
Simone Ricci
2 dicembre 2011
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ELT200710090407454682172 Linvenzione della macchina a vapore e la Rivoluzione IndustrialeDurante la seconda metà del XVIII secolo si verificò un fatto di grandissima importanza, l’invenzione della macchina a vapore ad opera dell’inglese James Watt. Per ben comprendere il valore di questa invenzione e delle sue successive applicazioni, bisogna ricordare che fino ad allora le uniche forze che l’uomo aveva avuto a disposizione erano state quelle fornite da alcuni animali, come ad esempio il cavallo o il bue; anche l’acqua, però, svolgeva un ruolo fondamentale ed era capace di muovere le ruote a pale dei mulini. Il lavoro si basava quindi sulla forza muscolare dell’uomo o al massimo di altre componenti.

I prodotti, in particolare quelli tessili, venivano a costare moltissimo, proprio perché per produrli occorreva molto tempo: i telai erano manovrati a mano e perfino le distanze erano praticamente sconfinate. L’invenzione della macchina a vapore mutò appunto questo stato di cose, visto che la sua forza venne sfruttata soprattutto per muovere i telai e più tardi trascinare sui binari lunghi convogli ferroviari. La produzione tessile aumentò in modo improvviso e nello stesso tempo i prezzi dei tessuti diminuirono, visto che un metro di stoffa lavorata a macchina poteva essere prodotto in un tempo infinitamente minore rispetto alla lavorazione manuale. La grande massa dei lavoratori tessili, i quali lavoravano per proprio conto come artigiani veri e propri, non fu un grado di reggere alla concorrenza delle macchine, quindi accorse nei borghi dove cominciavano a sorgere le grandi fabbriche in cui funzionavano centinaia di telai, mossi appunto dalla macchina a vapore.

Grandi masse di persone si trovarono riunite, impegnate nello stesso lavoro alle dipendenze di un solo padrone, l’imprenditore o capitalista, il quale veniva così ad avere nelle proprie mani il destino di migliaia di lavoratori. In tale rapporto tra capitalista e proletari, gli operai partirono svantaggiati, se non altro perché l’industria poteva impiegare solamente una parte della manodopera a disposizione e con un numero così imponente di lavoratori i salari furono da subito molto bassi.

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