Pernigotti: salta la firma. Produzione di nuovo a rischio

di Daniele Pace Commenta

I due principali piani di salvataggio della Pernigotti, contigui se pur con due proprietà diverse, sono a forte rischio, e con essi la sopravvivenza dello stabilimento.

 

Torna a rischio la situazione alla Pernigotti, dopo che l’intesa tra la cooperativa Spes e la proprietà del Gruppo Toksos è saltata. Mancano due giorni alla firma che sarebbe dovuta essere siglata lunedì, ma la proprietà turca ha deciso di uscire dagli accordi preliminari e non firmare i contratti.

Lo stabilimento di Novi Ligure torna così nell’incubo della chiusura e del licenziamento degli operai. Ieri sera i turchi hanno annunciato la recessione del contratto preliminare che aveva siglato con la cooperativa Spes.

Gli accordi prevedevano la cessione del comparto cioccolato-torrone all’azienda torinese, in modo da rilanciare la produzione. L’annuncio segue quello, altrettanto dolorosa, dell’interruzione degli accordi tra i turchi e Giordano Emendatori che avrebbe dovuto rilevare il comparto gelati.
Sono due quindi le trattative saltate, che nell’insieme rappresentano la produzione della Pernigotti.

La situazione

Ora i due principali piani di salvataggio della Pernigotti, contigui se pur con due proprietà diverse, sono a forte rischio, e con essi la sopravvivenza dello stabilimento. I due piani, che erano stati raggiunti con la mediazione dell’ex ministro dello Sviluppo economico Luigi Di Maio, erano già in bilico, secondo quanto riferito da Antonio Di Donna, presidente della Spes:

“Avevamo capito, pur non ricevendo nessuna informazione ufficiale, che l’accordo tra Emendatori e Pernigotti fosse gravemente compromesso, ma speravamo che si trovasse una soluzione e che comunque l’accordo tra Pernigotti e Spes, non avendo evidenziato criticità, si potesse chiudere nel rispetto degli impegni sottoscritti”.

Insomma, l’esperienza di Di Donna lo aveva portato a dubitare, ma nessuno si aspettava due rotture in poche ore, anche perché gli advisor avevano lavorato fino all’ultimo alle stipule, per perfezionare tutti gli aspetti tecnici. Adesso, i 150 lavoratori di Novi Ligure sono di nuovo a rischio.
Continua Di Donna:

“Sono profondamente deluso e dispiaciuto, il progetto di Spes avrebbe potuto rilanciare il sito produttivo. L’assunzione di tutto il personale e la valorizzazione del territorio novese erano alla base di quanto ho avuto modo di rappresentare ai lavoratori la scorsa settimana. Ora ho il rammarico che tutto resti solo un’illusione per le persone che ho incontrato”.

L’ultima speranza ora è la riunione del Mise, il 2 ottobre, almeno per capire le ragioni dell’interruzione delle trattative.

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