Bono (AD Fincantieri): il nuovo Ponte di Genova indica la strada da seguire

di Clara Commenta

Posizionata l’ultima campata del nuovo ponte di Genova, che prende il posto del viadotto Morandi crollato nell’agosto 2018. Il nuovo viadotto è lungo 1.067 metri, ha 19 campate che si trovano a 40 metri di altezza e sono sorrette da 18 piloni.

Importante l’attività di Fincantieri nella costruzione di questa opera, in cui il Gruppo leader nel settore della cantieristica navale ha trasferito il suo know how. L’opera è stata realizzata in un anno, una tempistica davvero rapida e su questo Giuseppe Bono, amministratore delegato di Fincantieri, in una intervista “Il Secolo XIX” ha dichiarato: “È vero: fare le cose per bene dovrebbe essere la normalità, e lo è per molti. Guardiamo cosa stanno facendo in questo momento tutti i professionisti della sanità. Certo, curare le persone è la loro responsabilità, ma siamo senza parole per lo spirito di abnegazione e per la cura verso il prossimo con cui lo stanno facendo”.

“Il miracolo – evidenzia – non è stato fare bene il ponte, ma farlo rapidamente, senza per questo venir meno agli standard di qualità e di sicurezza. È stato necessario semplificare le procedure ordinarie e affidarsi a una azienda solida come la nostra, che ha un patrimonio di risorse gestionali, ingegneristiche e tecnologiche in grado di sostenere questa e altre responsabilità. La costruzione di navi non lascia spazio a nemmeno un giorno di ritardo”.

Bono ricorda che solo nel 2019 Fincantieri ha consegnato 26 navi, tra cui 8 tra navi da crociera ed expedition cruise, e 3 navi militari, oltre ad averne varate altrettante per la Marina militare italiana.

“Questi standard operativi – dice Bono – traslati nella realizzazione del ponte hanno fatto gridare al miracolo in un paese abituato ad aspettare anni e anni per il compimento di infrastrutture strategiche”.

La realizzazione di tutta l’opera è stata molto complessa, ma l’AD di Fincantieri precisa che “non ci sono stati aspetti che ci hanno messo in difficoltà”.

“Abbiamo fatto fronte a imprevisti e rallentamenti esogeni – racconta nell’intervista -, dall’attesa delle aree dove è stato demolito quel che rimaneva del Morandi al maltempo, che talvolta ha impedito di effettuare determinate lavorazioni o ha influenzato il ritmo dei trasporti via mare dallo stabilimento di Stabia e, non ultima, l’emergenza pandemica. In ogni caso, ogni giorno, si è lavorato per far sì che nessuno di questi elementi incidesse sui tempi di realizzazione”.

Adesso che il nuovo ponte è quasi completo e per realizzarlo c’è voluto un anno, tutto l’iter impiegato a Genova può diventare un modello da applicare.

“Le regole – afferma l’AD di Fincantieri -, nella maggior parte dei casi, nascono con un buon intento. Tutte devono però confrontarsi con la realtà su cui vanno a incidere. Guardiamo alla disciplina europea sulla concorrenza: quand’è nata era ispirata a principi condivisibili, ora rischia di essere un ostacolo alla nascita dei campioni industriali europei, un handicap sul piano geo-economico per l’intero continente”.

“Quello che stiamo vivendo in queste settimane – aggiunge – ci ha insegnato cosa significa per un paese la mancanza di produzioni strategiche. Il modello Genova è stato testato sul campo, in condizioni straordinarie, e indica la strada da seguire per semplificare, anche in situazioni più ordinarie”.

E sull’attività di Fincantieri in un settore che non è la navalmeccanica, Giuseppe Bono precisa: “Se un gruppo industriale solido come il nostro sviluppa con serietà e competenza nuove tecnologie, ha poi la possibilità di esportarle in altri settori. E’ quello che abbiamo fatto con l’acciaio, dalle navi alle infrastrutture, e anche con le tecnologie del ponte: sensori, robotica per la manutenzione, pannelli fotovoltaici che lo alimentano, tutti sistemi sviluppati a chilometro zero dalle nostre controllate genovesi Seastema e Cetena”.

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