La Sharing Economy non decolla

di Daniele Pace Commenta

 La legge sulla Sharing Economy non riuscirà a completare l’iter burocratico per la fine della legislatura, e un pezzetto di economia sarà ancora in balia degli eventi. Sono tantissime le aziende che hanno intrapreso questo percorso in Italia, che ancora attendono di essere regolamentate e si devono spesso piegare al potere delle lobby a cui fanno concorrenza, da BlaBla-Car a Airbnb, fino alla minore e tutta italiana Gnammo, che organizza le cene a casa.
Aziende a volte futuristiche, con lo scopo non solo di fare business, ma anche lotta ambientale, come il car pooling. Per il momento ci sono solo interventi fiscali, che non proteggono queste aziende con una vera regolamentazione, ma si preoccupano solo di sfruttare un’altra vacca da mungere dal punto di vista fiscale.

L’UE si limita a suggerire di non burocratizzare troppo i nuovi settori, ma servono comunque delle regole, per difendere questa nuova economia da eventuali aggressioni della concorrenza. Un esempio? Per quanti giorni potete condividere casa senza essere considerati un’azienda e finire così nel mirino dello stato, della sanità (con tutte le regole sull’igiene) e del fisco? Come difendere anche i consumatori da eventuali problemi?
Il Parlamento è ancora fermo, e i comuni possono poco. Infatti, alcune norme locali possono essere bocciate dal Tar, e vanificare così tutti gli sforzi per una regolamentazione, e soprattutto creare una giungla in cui l’uniformità nazionale è solo un miraggio.

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