Per i professionisti l’esperienza all’estero può essere definitiva

di Daniele Pace Commenta

professionistiPer un professionista, l’esperienza in un paese estero è a dir poco importante, ma ora c’è anche la voglia di rimanere fuori. Il nostro paese infatti non offre più le opportunità che c’erano fino a 10 anni fa, sia da un punto di vista retributivo, che della qualità della professione. Ecco allora che la delusione per il nostro paese si sta trasformando nella voglia di restare fuori.

I nuovi dati

I nuovi professionisti italiani vorrebbero trasferirsi all’estero, per guadagnare e trovare nuove strade. Il problema sono le competenze, e la laurea non è sufficiente per l’89% degli intervistati. Quella è solo la base, ma servono aggiornamenti, corsi professionali e tanto altro se non si vuole restare fermi al palo.

Purtroppo l’Italia non offre molto da questo punto di vista. Le aziende, strozzate dalle tasse, spesso non offrono corsi di aggiornamento. Lo Stato mette a disposizione dei fondi, ma spesso, all’italiana, sono più dei modi per spartirsi dei soldi, che per aiutare l’economia.

A dircelo una ricerca della società Mortar che ha intervistato 10mila persone dell’area Emea (di cui mille in Italia). Lo studio evidenzia che i millennial sono i più scontenti, e che il 54% degli Italiani confida che tra 20 anni farà ancora lo stesso lavoro. Per gli altri, quel lavoro sarà scomparso.

Il settore tecnologico è quello più cercato, seguito da quello finanziario (18%), legale (14%) e sanitario (10%). Ma un professionista su due pensa che l’estero sia la scelta più giusta per crescere professionalmente.

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