Oggi l’industria degli abiti falsi viaggia tra Abruzzo e Cina

Le recenti operazioni delle Forze dell’Ordine di ci dicono che oggi l’industria degli abiti falsi viaggi tra Abruzzo e Cina. Una complessa rete criminale dedita alla produzione e al commercio di capi d’abbigliamento contraffatti di alta moda è stata smantellata in Abruzzo grazie a un’articolata indagine della Guardia di Finanza. Le investigazioni, dirette dalla Direzione distrettuale antimafia dell’Aquila, hanno portato alla richiesta di diciannove misure cautelari verso i membri di quella che gli inquirenti definiscono una vera e propria organizzazione strutturata.

Il gruppo facente capo a un sessantaduenne del posto, affiancato costantemente dai familiari più stretti, gestiva un fiorente business illecito con basi operative concentrate tra Lanciano e San Vito Chietino, estendendo la distribuzione dei prodotti falsificati a diverse regioni italiane.

industria degli abiti falsi
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La situazione dell’industria degli abiti falsi: le ultime tendenze di questo mercato illecito tra Abruzzo e Cina

Il sistema prevedeva l’importazione di capi d’abbigliamento neutri provenienti dalla Germania ma di chiara fabbricazione cinese, come testimoniato dalle diciture presenti sugli imballaggi. Successivamente, questi prodotti venivano trasformati in articoli di lusso all’interno di laboratori tessili, ricamifici e botteghe sartoriali dislocate nella provincia pescarese. In queste sedi venivano applicati marchi e simboli distintivi di celebri griffe internazionali, sapientemente ricamati o applicati su cappelli, maglie e accessori. Le etichette e gli elementi decorativi giungevano sul territorio attraverso canali clandestini esteri, spesso negoziati direttamente con fornitori asiatici, come emerso dalle analisi dei dispositivi informatici sequestrati.

Per ridurre il rischio di essere scoperti durante le comunicazioni telefoniche, i componenti dell’associazione adottavano un codice linguistico criptato, utilizzando acronimi specifici per indicare i differenti brand di moda e termini convenzionali per fare riferimento a stock di merce e contrassegni. Una volta completata la fase di rifinitura, gli abiti venivano smistati tramite corrieri verso boutique e punti vendita situati in Abruzzo, Marche, Lazio, Campania, Calabria e Puglia.

I dettagli dell’operazione hanno trovato un importante riscontro sul campo quando due degli indagati principali sono stati sorpresi con pacchi appena ritirati, contenenti migliaia di etichette e articoli già pronti per il mercato. Nel corso delle udienze preliminari dinanzi al giudice per le indagini preliminari, la maggior parte degli indagati ha risposto agli interrogatori nel tentativo di chiarire la propria posizione, mentre alcuni commercianti coinvolti hanno preferito avvalersi della facoltà di non rispondere, in attesa che la magistratura si pronunci sulle richieste di custodia cautelare formulate dalla Procura.

Vedremo se questa recente operazione fermerà l’industria degli abiti falsi viaggia tra Abruzzo e Cina.