Di Maio ha deciso che a salvare Alitalia saranno le FS

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Di Maio ha deciso che a salvare Alitalia saranno le FS

A fine ottobre scade la cassa integrazione e la procedura di vendita sul mercato di Alitalia, ma il vicepremier e ministro dello Sviluppo economico, Luigi Di Maio, ha già deciso che a salvare l’ex compagnia aerea di bandiera dell’Italia saranno le Ferrovie dello Stato.

Come scrive Gianni Dragoni in un articolo dal titolo “Alitalia salvata dalle Fs”, pubblicato sul suo blog “Poteri deboli”, è stato Di Maio “che ha spinto perché siano le Fs a rilevare le attività di Alitalia. Il ministro dell’Economia, Giovanni Tria, ha frenato. Ha chiesto al nuovo a.d. delle Fs, Giancarlo Battisti, un manager scelto dai grillini, di fare “interventi industriali e non finanziari”. Non esiste un piano industriale di riorganizzazione di Alitalia”.

Quindi niente piano industriale e nessuna approvazione da parte del ministro dell’Economia, Giovanni Tria, a cui invece spetta autorizzare – in qualità di azionista – l’intervento delle Ferrovie dello Stato.

Da parte sua il premier Di Maio sostiene che l’accordo c’è ed è stato raggiunto nel corso di una cena svoltasi a Palazzo Chigi.

“Abbiamo fatto una riunione – ha dichiarato ai giornalisti – con il presidente Conte, il ministro Toninelli, il ministro Tria, con Salvini e me stesso e abbiamo trovato la quadra, quindi si procederà in tal senso. La partnership con Fs è un punto di partenza poi gli investitori arriveranno perché abbiamo contatti importantissimi”.

Secondo Di Maio sono tanti gli investitori ad avere gli occhi puntati su Alitalia. “Ci sono tantissimi interessati ad Alitalia – ha evidenziato -, tanti soggetti privati. Quello che noi vogliamo creare con Fs è una nuova idea di trasporto e di turismo, io ringrazio veramente l’amministratore delegato Battisti perché ha una visione strategica sia dei flussi turistici sia dell’intermodalità che mette insieme aerei, ferro e gomma e ci consentirà di avere un sistema di trasporto integrato e ci andiamo a prendere i turisti all’estero con il lungo raggio. La partnership tecnica con FS quindi è un punto di partenza”.

“In realtà i privati interessati alla compagnia non ci sono”, scrive così Gianni Dragoni, che nel suo articolo fornisce maggiori dettagli: “Lufthansa si è proposta già in aprile solo per comprare una parte dell’attività di volo, un progetto che lascerebbe da 4mila a 6mila dei 12mila dipendenti in esubero. EasyJet ha fatto avance per proporsi per il medio raggio e alimentare la rete di Alitalia, non è chiara quale sarebbe la ricaduta di questo progetto, ci sarebbero comunque migliaia di esuberi. L’americana Delta avrebbe un interesse a sviluppare la joint venture dei voli transatlantici, di cui fanno parte anche Air France e Klm”.

“Se ci sono, come sostiene Di Maio, tanti soggetti privati interessati ad Alitalia, perché il salvataggio viene fatto da una società interamente statale come le Fs?”, è l’interrogativo che pone Dragoni e lo indirizza proprio al vicepremier Di Maio.

C’è anche un altro scoglio da superare, la restituzione – entro il 15 dicembre – del prestito allo Stato da parte di Alitalia di 900 milioni, a cui bisogna aggiungere gli interessi di circa 100 milioni.

Proprio su questo Dragoni pone un altro interrogativo: “Dove pensano di trovare i soldi visto che a fine settembre la liquidità nelle casse della compagnia, esclusi i depositi in garanzia alla Iata e altri, era pari a 606 milioni e parte di questa liquidità deriverebbe da sconto fatture e altre operazioni sulla cassa pertanto non sarebbe effettivamente disponibile?”.

Infine, dopo l’esauriente analisi, il giornalista conclude l’articolo con un’altra domanda preceduta da una puntuale osservazione: “Non siamo a conoscenza di alcuna compagnia aerea al mondo in cui ci sia una partecipazione azionaria di una società ferroviaria. Cosa fa pensare che questa idea in Italia possa funzionare?”.

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