Le fasi industriali della lavorazione degli oli di semi

di Simone Ricci Commenta

Gli oleifici intesi come stabilimenti industriali per l’estrazione e la raffinazione dell’olio di semi (mettendo dunque da parte quelli che hanno a che fare con l’olio d’oliva) beneficiano di un diagramma di lavorazione ben preciso. Cerchiamo dunque di capire quali sono le fasi più importanti che poi conducono al prodotto finale. Anzitutto, si comincia con la decorticazione, la quale è una operazione eventuale e che viene posta in essere in delle apposite macchine a cilindri. Si prosegue poi con la vagliatura e la pulitura dei semi.

In questo caso, si provvede alla stacciatura e alla ventilazione in dei bulatti rotanti oppure a scuotimento. La terza fase è invece quella della separazione dal punto di vista magnetico delle parti in metallo. Dopo di che, è necessario macinare il tutto, in modo da aprire le cellule che racchiudono l’olio in questione. Il riscaldamento serve per agevolare l’uscita dell’olio stesso nel corso della spremitura. Ecco allora che si ha a che fare con la cosiddetta “prima spremitura”, vale a dire quella che, a seconda del seme e del prodotto che si vuole ottenere, può essere a fondo oppure no. La seconda spremitura, al contrario, è eventuale ed è collegata ai panelli che provengono dalla fase precedente.

Le ultime due operazioni che occorre concretizzare sono l’estrazione dei panelli , la quale avviene per mezzo di un solvente, e la raffinazione dell’olio greggio. Gli oli di semi si ricavano sostanzialmente dai frutti o dai semi di piante e alberi che sono diversi dall’ulivo, come già precisato in precedenza. I prodotti appena elencati sono utilizzati soprattutto in campo alimentare, ma le applicazioni sono anche altre: i tipi esempi sono quelli del settore cosmetico (olio di germe di grano o olio di avocado), l’industria chimica (le vernici in primis) e il comparto farmaceutico (è spesso fondamentale come veicolo per determinati farmaci e per la preparazione di alcune flebo).

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