La lavorazione industriale dell’olio d’oliva

di Simone Ricci Commenta

Tutti conosciamo l’olio di oliva come grasso vegetale che si ottiene dalla spremitura delle olive, uno dei prodotti alimentari che caratterizzano e impreziosiscono la dieta mediterranea: ma come si lavora esattamente, a livello industriale, questo alimento? All’interno degli oleifici, si è soliti pulire, lavare e asciugare le olive stesse, le quali passano pari in maniera molto rapida alla successiva lavorazione. In una prima fase, quindi, esse sono sottoposte alla frangitura attraverso degli appositi molini a frantoi; la pasta che si ottiene in questo modo subisce dapprima una spremitura per mezzo di presse idrauliche, una operazione che consente di ricavare il cosiddetto “olio di prima pressione”. I residui vengono rimacinati e la pasta è nuovamente spremuta; si ricava così un olio che prende il nome di “olio di seconda pressione”.

Il residuo di questa seconda spremitura, il quale è costituito in larga misura da polpa e noccioli intimamente miscelati, prende il nome di sansa e contiene ancora il 5-10% di olio vero e proprio. Si tratta comunque di una percentuale che non può più essere recuperata attraverso la pressione, ma l’estrazione si effettua con dei solventi, come possono esserlo, ad esempio, la trielina, la benzina e l’esano. Quest’ultima fase industriale viene contraddistinta dall’olio di sansa di oliva. La sansa che viene esaurita è utilizzata poi in qualità di combustibile.

In questo caso, dunque, si possono distinguere due varietà commerciali per quel che concerne il prodotto finito: anzitutto, vi sono gli oli che si ottengono solamente per spremitura (gli esempi classici sono quelli dell’olio extra-vergine, dell’olio sopraffino vergine, dell’olio fino vergine e dell’olio vergine), ma non bisogna dimenticare nemmeno il comune olio di oliva, il quale non è altro che il prodotto ricavato dalla miscela di olio rettificato con dei mezzi chimici e l’olio di spremitura. Molto importante è anche la sofisticazione dell’olio stesso, con l’aggiunta di oli di semi, i cui costi sono notevolmente inferiori.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non verrà pubblicato.

You may use these HTML tags and attributes: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>