Le mortasatrici sono delle macchine industriali che vengono sfruttate per l’esecuzione di mortase, vale a dire le cave nelle quali entrano i tenoni di un determinato incastro. In esse, infatti, il movimento del lavoro è di tipo circolare ed è posseduto direttamente dall’utensile, mentre al pezzo in lavoro viene conferito il movimento di alimentazione trasversale. Una mortasatrice è rappresentata essenzialmente da una incastellatura, la quale porta un mandrino, disposto a sua volta in senso orizzontale. Sul mandrino in questione, poi, viene montato l’utensile.
Materiali ferrosi: le prove di durezza Brinell, Vickers e Rockwell
La durezza è una particolare forma di resistenza meccanica, la quale può essere definita come resistenza alla penetrazione dei metalli ferrosi: essa può essere valutata con i metodi più diversi, fra cui quelli più comunemente usati sono il metodo Brinell, quello Vickers e quello Rockwell. La determinazione della durezza dei materiali metallici ha molta importanza, dato che essa consente di risalire all’effetto di trattamenti termici di tempra, ricottura e rinvenimento sul materiale stesso, oppure di stabilire la lavorabilità alle macchine utensili o valutare in prima approssimazione la resistenza alla trazione degli acciai.
Le serie di cambia utensili della Colombo Filippetti
La Colombo Filippetti, azienda leader nel continente europeo per quel che riguarda il settore dei meccanismi a camme per l’automazione industriale, vanta una leadership importante anche in relazione ai cosiddetti cambia utensili. Di cosa si tratta esattamente? I meccanismi Cut, Htc e Vtc della spa di Casirate d’Adda (provincia di Bergamo) sono in grado di riprodurre i movimenti classici del dispositivo, con il vantaggio non indifferente di un minore ingombro. Tra gli altri elementi positivi che possono essere annoverati figurano, inoltre, l’affidabilità, la buona resistenza e la poca manutenzione che è necessaria, fattori che possono risultare determinanti in tali scelte.
Archeologia industriale a Napoli: il Museo Ferroviario di Pietrarsa
Il solo fatto che la Napoli-Portici sia stata la prima linea ferroviaria inaugurata in Italia (l’inaugurazione risale al 1839) fa capire quanto locomotive e vapore siano state fondamentali per la città partenopea: chi si reca a Napoli, dunque, può ammirare anche un importante museo ferroviario, vale a dire quello di Pietrarsa, più precisamente nel quartiere di San Giovanni a Teduccio, non lontano da San Giorgio a Cremano. Si tratta di una struttura che è stata fatta sorgere nel punto in cui una volta si trovava il Reale Opificio Borbonico di Pietrarsa, uno stabilimento siderurgico secondo le intenzioni del regno, ma già dal 1845 “riconvertito” a fabbrica di locomotive a vapore.
La saldatura elettrica per punti
Il metodo di saldatura elettrica per punti è molto simile a quello a resistenza; l’unica differenza consiste essenzialmente nel fatto che il circuito elettrico non tende a chiudersi attraverso le barre che devono essere unite, ma attraverso due elettrodi di rame, i quali vengono a contatto con le parti da unire, in genere costituite da degli organi in lamiera. Il passaggio della corrente elettrica va a determinare un riscaldamento all’estremità degli elettrodi e un forte riscaldamento in corrispondenza della giunzione.
La trafilatura delle barre e dei fili
La trafilatura non è altro che quel procedimento industriale che si basa essenzialmente sulla duttilità e che consiste nell’obbligare un filo di metallo a passare attraverso un foro di diametro lievemente inferiore a quello del filo: in questo modo il materiale si deforma allungandosi e assottigliandosi. La piastrina entro cui è ricavato il foro di passaggio viene detta di solito “trafila” o “filiera”. Quando la sezione di partenza è piuttosto considerevole, allora si parla di trafilatura delle barre.
Forme e misure commerciali dei materiali ferrosi
Il ferro che si ottiene tramite la pudellatura nel forno a riverbero viene diviso in pani del peso di circa quaranta chilogrammi: questi ultimi sono poi portati, ancora incandescenti, sotto l’azione di magli che ne fanno schizzare via le scorie. Si ottengono dunque delle mattonelle o “taglioli” di circa trenta chili. Le mattonelle stesse possono essere saldate insieme tra loro e formare dei pacchetti che raggiungono il peso di parecchi quintali. L’acciaio che si ottiene dal forno elettrico o al convertitore (Bessemer o Thomas per la precisione) o a forno Martin-Siemens, viene raccolto in degli appositi secchioni e quindi colato in degli stampi di ghisa (le cosiddette “lingottiere”) dai quali si ottengono appunto dei lingotti del peso di due o tre tonnellate.
Hans-Peter Bartschi, il pioniere dell’archeologia industriale
Gran parte del patrimonio industriale che è presente in Svizzera assomiglia tanto a un ricordo lontano: le fabbriche più antiche, infatti, sono state demolite o fatte sparire, ma il rischio in questo modo è quello di cancellare un pezzo importante di storia economica e la nazione elvetica deve molto a questo suo passato se al giorno d’oggi può vantare un presente florido dal punto di vista finanziario. Per fortuna c’è chi si sta interessando a tutto questo, vale a dire l’architetto Hans-Peter Bartschi.
L’esame della scintilla per la ghisa
L’esame della scintilla, quando viene condotto da un osservatore sperimentato, rappresenta un metodo molto rapido per classificare gli acciai a seconda della loro composizione chimica. È ovvio che non si può in alcun modo sostituire l’esame in questione all’analisi chimica vera e propria e neanche di identificare gli acciai che rilevano dal punto di vista industriale quando hanno una composizione sconosciuta; ciò nonostante, un buon operatore può riuscire a classificare gli acciai al carbonio fino a un contenuto di 0,2 punti percentuali, oltre alla possibilità di identificare gli acciai legati e che contengono cromo, tungsteno, vanadio e molti altri con l’approssimazione dell’1%.
Lavorazione della ghisa: il forno a riverbero
Dalla ghisa di alto forno si può ottenere un ferro di tipo acciaioso, vale a dire un acciaio extradolce, il quale viene chiamato in maniera molto comune “ferro”, nonostante non si tratti di ferro puro: tutto questo avviene nel cosiddetto forno a riverbero, mentre l’operazione vera e propria prende il nome di puddellaggio (lo spunto è venuto dal verbo inglese to puddle, vale a dire “rimescolare”). Nel forno in questione, il focolare è separato dal letto di fusione da un muricciolo; il calore della combustione, inoltre, si riflette sulla massa di metallo per via della particolare curvatura della volta.