Industria metallurgica: la suola del forno a riverbero

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La suola è il fondo del bacino del forno a riverbero: di esso riesce a conservare la stessa forma, all’incirca circolare, ma anche ellittica o rettangolare. La suole deve essere raggiungibile in ogni sua parte o almeno ispezionabile dalle portelle del forno. In aggiunta, deve essere inclinata verso il foro di colata, in modo da consentire la fuoriuscita del materiale fuso. Essa viene sostenuta da una superficie che è caratterizzata di solito da piastroni di acciaio o di ghisa, energicamente raffreddati da una circolazione di acqua o di aria. A seconda del tipo di forno e del processo che avviene al suo interno, la suola può essere di tre tipi.

Il primo è quello della suola acida, che si forma da uno strato di mattoni silico-alluminosi, su cui si dispongono due o tre strati di mattoni di silice e, infine, una pigiata di quarzite macinata e impastata con argilla e catrame per favorirne l’agglomerazione. La suola basica, al contrario, si forma da uno strato di mattoni silico-alluminosi, a cui si sovrappongono due o tre strati di mattoni di magnesite e una pigiata di dolomite cotta e impastata con un po’ di catrame. In aggiunta, c’è anche la suola neutra, vale a dire quella caratterizzata da pezzi di cromite di varie dimensioni, cementati con calce, dolomite o magnesite, anch’essa preventivamente agglomerata.

Quest’ultima tipologia serve sia per i trattamenti acidi che per quelli basici, ma è meno usata dei tipi precedenti. Il materiale che viene macinato, quarzo o dolomite, è costipato con dei pestelli a mano, con un lavoro che risulta essere molto lungo e costoso. Inoltre, prima, della messa in esercizio, il forno viene riscaldato in modo da provocare l’agglomeramento della pigiata, senza tuttavia giungere a temperatura di fusione, perché si verificherebbe la vetrificazione del materiale e la suola sarebbe inservibile. In alcuni forni di pudellaggio, infine, il rivestimento del bacino è fatto con uno strato di battiture e ossido di ferro.

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