L’industria alimentare contro il Decreto Cresci Italia

di Simone Ricci Commenta

C’è un articolo del cosiddetto “Decreto Cresci Italia” (il Decreto 1 del 2012 per la precisione, poi convertito con una successiva legge) che non piace affatto all’industria alimentare: si tratta, nello specifico, dell’articolo 62, vale a dire quello che è dedicato alla disciplina delle relazioni commerciali in materia di cessione di prodotti agricoli e alimentari. In pratica, il governo è intervenuto su tre livelli diversi: si tratta dell’obbligo di forma scritta, del divieto di pratiche commerciali sleali e dei termini di pagamento, al fine di rendere più equilibrati i rapporti nella filiera agroalimentare, aumentando allo stesso tempo la trasparenza e la correttezza per quel che concerne i comportamenti.

È compito dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (Antitrust) intervenire con sanzioni e vigilanze apposite. Questa stessa applicazione normativa, però, ha creato numerose difficoltà e confusioni. In particolare, le lamentele più diffuse riguardano senza dubbio l’adeguamento agli oneri amministrativi e gestionali. Ecco perché proprio oggi vi sarà un importante workshop alle ore 11, con la promozione da parte dell’Unione Industriali di Napoli: l’intento è quello di denunciare ogni criticità a cui si è appena fatto riferimento. Le altre partecipazioni sono presto dette. Ad esempio, non mancherà la fondamentale collaborazione di Federalimentare e Anicav (Associazione Nazionale Industriali Conserve Alimentari Vegetali). In aggiunta, i lavori saranno introdotti da Giuseppe Esposito, il quale è presidente della Sezione Industria Alimentare della stessa unione partenopea.

Tra gli interventi di sicuro spessore vi saranno quelli di Daniele Rossi, direttore generale della già citata Federalimentare, oltre a quello dell’esperto Luciano Via. L’evento sarà un’occasione per mettere in luce cosa sta succedendo e cosa potrebbe accadere al settore: in particolare, le modifiche che vengono richieste a gran voce sono volte a scongiurare i problemi di liquidità che al momento attanagliano un numero crescente di aziende. Gli spunti non mancano, ora si attendono delle risposte concrete da parte della classe politica.

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