La ledeburite è il nome che viene assegnato in ambito metallurgico all’eutettico (la miscela di sostanze per intenderci) della lega composta dal ferro e dal carbonio: in pratica, questo insieme di sostanze contiene il 4,3% di carbonio e tutto il resto viene riservato al ferro, il quale è, di conseguenza, dominante. La ledeburite si tende a formare nel corso della solidificazione, quando si ha a che fare con condizioni precise di metastabilità (la condizione di equilibrio sancita dalla fisica) delle leghe che contengono usualmente il carbonio in misura superiore all’1,7%. In quest’ultimo caso, si parla molto più propriamente e genericamente di “ghise bianche”, le quali beneficiano di una temperatura molto elevata, pari a circa 1145 gradi.
Industria tipografica: il procedimento della stereotipia
La stereotipia non è altro che il procedimento industriale atto a conservare le composizioni tipografiche, allo scopo di riutilizzarle per le ristampe successive. In pratica, si va a fare una impronta della matrice originale, della quale si possono ottenere in qualsiasi momento nuove copie da impiegare per le nuove stampe. Si può operare con i sistemi più diversi in questo caso. Ad esempio, è possibile adagiare sulla composizione con una leggera pressione un foglio di carta sul quale si è spalmato un sottile strato di un impasto di gesso, in modo da ottenere una impronta dei caratteri in questione.
Archeologia industriale: a Perugia un’attesa conferenza
La prossima settimana si aprirà in maniera molto promettente per l’archeologia industriale del nostro paese: la giornata del 16 gennaio, infatti, prevede nella propria agenda una conferenza stampa molto importante che si terrà a Perugia e che andrà a riguardare una proposta di legge relativa a tale argomento. L’appuntamento è stato fissato presso Palazzo Cesaroni, uno degli edifici più interessanti del capoluogo umbro, in cui il consigliere regionale Gianfranco Chiacchierini farà conoscere nel dettaglio quali sono i vantaggi di tali norme. Tra l’altro, l’evento sarà impreziosito dalle presenze di autorevoli personalità, quali, in primis, Renato Corvino, storico e professore presso l’Università perugina, nonché numero uno dell’Associazione Italiana per il Patrimonio Archeologico Industriale (Aipai).
Prodotti della chimica industriale: il tallolio greggio
Il nome non è molto noto, ma si tratta di una risorsa fondamentale per quel che concerne la chimica industriale. Il tallolio è un sottoprodotto oleoso che può essere ottenuto dai residui liquidi della lavorazione del legno, in particolare quello dei pini. Tali residui liquidi vengono fatti evaporare fino a quando non si riesce a far separare uno strato piuttosto saponoso, più o meno compatto, il quale viene acidificato con l’acido solforico. In questa maniera, si può avere un trattamento opportuno che è in grado di separare un liquido di colore dal marrone al nero, il quale non è altro che il cosiddetto tallolio greggio, una miscela di acidi grassi, acidi resinici, steroli, alcoli superiori e altri componenti, la cui composizione dipende appunto dall’origine e dal metodo di preparazione ed è anche soggetta a variazioni di un certo tipo.
Macchinari industriali: la strozzatrice
La strozzatrice è una delle principali macchine utensili a livello industriale, utilizzata solitamente per realizzare la relativa operazione di strozzatura: in essa, il moto di lavoro, in direzione verticale, è dato all’utensile stesso, mentre i moti di alimentazione sono dati al pezzo, sostenuto da un gruppo di slitte disposte in maniera orizzontale. La macchina è destinata quindi a creare delle superfici piane, oppure, più generalmente, sagomate. Per poter eseguire un numero maggiore di scanalature in un foro secondo una divisione di tipo equiangolare, o in alternativa anche fori a sezione quadrata ed esagonale, occorre dotare la macchina di un divisore portapezzo.
Prodotti della chimica industriale: il torio
Il torio, elemento chimico con simbolo Th e numero atomico 90 (il peso atomico è di 232,12), appartiene alla serie dei cosiddetti “attinidi”: si tratta di un minerale radioattivo e ne sono noti diversi isotopi. Allo stato metallico, il torio ha un colore grigio scuro ed è duttile e piuttosto malleabile. Tra l’altro, esso può essere attaccato abbastanza facilmente dall’acido nitrico, quello solforico e cloridrico, ma non dalle soluzioni alcaline. A 450 gradi, poi, si riesce a combinare molto bene con il cloro e lo zolfo, mentre a 650 gradi con l’idrogeno e l’azoto. Per ottenerlo dai minerali si prepara prima il cloruro dal quale, per effetto dell’elettrolisi, si separa il torio metallico.
Asportazioni di metalli industriali: la tranciatura chimica
Quando si parla di tranciature chimiche si intendono solitamente quelle asportazioni controllate di metalli industriali attraverso delle soluzioni adatte a dissolvere gli stessi: il merito di tutto questo risiede sostanzialmente nell’azione combinata dal punto di vista fisico e quello chimico. Andando infatti a lavorare una superficie metallica, l’azione della soluzione chimica in questione deve essere controllata in modo costante e in due direzioni specifiche. Si tratta, nel dettaglio, della superficie che va in ogni caso asportata e della profondità del taglio chimico. Quest’ultima, poi, può essere perfettamente controllata variando la natura della soluzione con cui si ha a che fare, oltre alla sua temperatura e al metodo (immersione, spruzzo e aspersione).
Il sistema industriale della fotolitografia
La fotolitografia è il sistema che sfrutta il metodo fotografico per produrre su una piastra litografica di pietra o di metallo una immagine atta alla stampa. I vari metodi di fotolitografia possono essere suddivisi sostanzialmente in positivi e negativi. Il metodo positivo, anzitutto, prevede la preparazione di una superficie di pietra o metallo, andandovi a cospargere sopra un collodio bicromato, in genere a base di albumina, colla di pesce, gomma arabica e alcoli polivinilici.
Industria fotografica: i procedimenti di fotoincisione
La fotoincisione è una voce generica che serviva a indicare in passato dei procedimenti tipici dell’industria tipografica. In pratica, si provvedeva a incidere le lastre da stampa metalliche o anche la sostanza colloidale foto indurente con un elemento di stampa in rilievo. Per la preparazione della lastra stessa, poi, nel caso di originali a tono continuo, in un primo tempo si produceva il negativo retinato dell’originale stesso: quindi, si effettuava il foto trasporto del negativo attraverso l’esposizione del medesimo a contatto con uno strato di collide bicromato ricoprente la lastra. Per questa, i materiali più sfruttati erano lo zinco, il rame, l’ottone, l’elektron, mentre i colloidi generalmente usati erano l’albumina bicromatata, la colla di pesce e la gomma lacca.
I processi fotomeccanici per la riproduzione fotografica
I processi fotomeccanici non sono altro che le varie tecniche per la riproduzione e la stampa delle fotografie. L’elemento fondamentale di ogni tipo di tecnica è il clichè, vale a dire una lastra di metallo, o di altro materiale, con delle zone incavate e delle altre in rilievo; queste ultime sono l’esatta riproduzione del disegno o della foto che deve essere riprodotta. La preparazione del clichè si basa sull’impiego di colloidi bicromati, i quali, mentre sono di norma insolubili, se esposti alla luce diventano tanto più solubili quanto più lunga è l’esposizione e più intensa l’illuminazione. I colloidi bicromati, in pratica, sono sostanze come la gelatina, l’albumina, la caseina e molto altro, impregnate con un bicromato alcalino.