Roma, Via Ostiense: non siamo molto lontani dal quartiere popolare della Garbatella e proprio in questa zona sorge la vecchia Centrale Montemartini, di fronte ai Mercati Generali. Il complesso industriale in questione venne inaugurato esattamente cento anni fa come la prima centrale a energia termoelettrica della città eterna. Il nome deriva dall’assessore al Tecnologico di quegli anni, Giovanni Montermartini, ma la progettazione vera e propria si deve all’ingegnere Puccioni. In quegli anni, le attività industriali di quel tipo proliferavano in maniera abbondante e la capitale non era certo da meno.
L’Istat rende noti i dati industriali di novembre
Un fatturato industriale al palo: è questo il dato che è stato diffuso dall’Istat in merito allo scorso mese di novembre, il quale non è sostanzialmente cambiato rispetto al mese precedente, pur segnando un progresso di 0,2 punti percentuali rispetto allo stesso periodo del 2010. In realtà, se proprio si vuole essere precisi a tutti i costi, bisogna sottolineare che il rialzo in questione è il più basso degli ultimi due anni, segno che la crisi si fa sentire proprio a tutti i livelli. Si sta facendo riferimento alla produzione del mercato interno ed estero, con una buona prevalenza del secondo sul primo; l’indice in questione, inoltre, risulta essere in calo di quasi tre punti percentuali per quel che riguarda la media del trimestre compreso tra settembre e novembre. Quello che interessa maggiormente comunque è l’andamento dei vari settori.
La Thermalbad di Zurigo, una demolizione industriale di successo
Le demolizioni industriali non devono necessariamente coincidere con la fine di un’attività: quando, ad esempio, le attività commerciali vanno incontro a questo destino, non sempre la conseguenza più immediata è il totale abbandono delle strutture architettoniche. Purtroppo, però, in molti casi lo scenario tipico è quello di edifici e immobili completamente vuoti e inutili, circondati e caratterizzati da degrado, una vera e propria area morta dal punto di vista urbano. La migliore soluzione al problema non può che essere una e come al solito la lezione deve essere appresa da una nazione straniera.
A Fano si discuterà dei paesaggi industriali delle Marche
Si sta avvicinando piuttosto velocemente l’appuntamento del prossimo 26 gennaio che vedrà coinvolte le Marche:: il Centro Interdipartimentale per la Ricerca sul Paesaggio (meglio noto con l’acronimo Cirp), l’Università Politecnica della stessa regione a cui si sta facendo riferimento e l’Associazione Italiana per il Patrimonio Archeologico Industriale (Aipai) hanno infatti unito le loro forze per promuovere una giornata molto importante a Fano per quella data. In pratica, le ventiquattro ore in questione saranno dedicate a una giornata di studi, la cui denominazione è piuttosto eloquente, “Paesaggi industriali delle Marche, mappa delle criticità”.
Ferrovie: la marezzatura delle rotaie
La marezzatura è la caratteristica usura ondulatoria che si manifesta sulle rotaie di una ferrovia. Questo fenomeno consiste sostanzialmente nella trasformazione del piano di rotolamento in una superficie ondulata, con lunghezza d’onda variabile da pochi centimetri a poco più di un decimetro. Le rotaie marezzate si distinguono immediatamente dalle altre, in quanto la loro superficie non si mostra lucida con la consueta continuità, ma si riscontrano delle zone lucide alternate tra di loro con zone opache. Le prime corrispondono a rilievi o creste del metallo, mentre le secondo non sono altro che piccole infossature. Le creste e le infossature sono piuttosto sensibili al tatto e la differenza di quota raggiunge di norma qualche decimo di millimetro e nei casi eccezionali può anche avvicinarsi al millimetro.
La storia industriale del manganese
Il manganese è il metallo che appartiene al primo periodo della categoria di transizione del sistema periodico: la loro collocazione è compresa tra il ferro e il cromo. L’identificazione come elemento fu per opera del grande chimico svedese Carl Wilhelm Scheele, il quale nel 1774 durante alcuni suoi studi analitici sulla pirolusite (un minerale composto fondamentale da biossido di manganese) e fu isolato nello stesso anno da un suo assistente, Gahn. L’importanza commerciale dell’elemento è legata al processo di conversione in acciaio della ghisa, nei convertitori Bessemer. Nel 1856, invece, fu scoperto che attraverso delle controllate aggiunte di manganese alla ghisa poteva essere regolato il processo di deossidazione e il contenuto di zolfo dell’acciaio finale.
Le più comuni tipologie di martinetti
I martinetti sono i più tipici strumenti meccanici di sollevamento, i quali hanno il compito di sviluppare delle forze notevoli, anche se con corsa limitata: vi sono, tra l’altro, dei nomi alternativi per definirli, come ad esempio “martinelli”, “binde” e “cricchi”. Il classico impiego è quello che prevede il sollevamento appunto di grandi carichi a piccola altezza. Le tipologie maggiormente diffuse sono tre, vale a dire il martinetto a vite, quello ad asta dentata e quello idraulico. Il martinetto a vite è costituito di solito da una madrevite con poche spire di acciaio oppure di bronzo, portata da un basamento. Una vite viene collocata nella madrevite stessa e può essere fatta ruotare mediante un’asta azionata in modo manuale.
Macchinari idraulici: le casse d’aria
Nelle pompe idrauliche a stantuffo, la cassa d’aria serve solitamente a regolarizzare il moto dell’acqua nei condotti. In effetti, in questo tipo di macchinari, l’acqua tende a muoversi con una velocità uguale o proporzionale a quella dello stantuffo stesso; visto che il moto di quest’ultimo è piuttosto vario, ne risulta che l’acqua può essere soggetta a delle improvvise accelerazioni e a forze di inerzia che possono creare delle sovrapressioni o delle depressioni eccessive, con l’eventuale interruzione della vena fluida e il suo successivo ricongiungimento con tanto di urto (si parla in questi casi del cosiddetto “colpo d’ariete”). Per evitare, o almeno attenuare questi pericolosi effetti dell’inerzia delle masse liquide si ricorre alle casse d’aria, le quali sono appunto dei serbatoi, in parte pieni di aria, disposti prima della valvola di ingresso e dopo quella di uscita della pompa idraulica vera e propria.
L’utilizzo industriale del cellophane
Praticamente lo utilizziamo tutti i giorni, è uno dei migliori “alleati” della conservazione del cibo: il riferimento non può che andare al cellophane, il materiale plastico che non è altro che uno dei principali prodotti della chimica industriale. In effetti, esso è costituito da una cellulosa che viene ricavata andando a decomporre la viscosa, vale a dire la soluzione di xantogenato di sodio-cellulosa. L’invenzione risale al 1908 ed è opera di un ingegnere svizzero, Jacques Edwin Brandenberger (il nome è semplicemente l’unione tra le parole cellulosa e diaphane). La preparazione tipica del cellophane prevede che si eserciti una certa pressione su una soluzione densa di viscosa appunto, il tutto attraverso un taglio molto stretto, di larghezza fino a un metro e anche oltre; questa procedura viene eseguita in modo da ottenere un foglio che, dopo essere stato guidato da opportuni cilindri conduttori, subisce una decomposizione importante in un bagno contenente acido solforico e bisolfato sodico.
Macchine agricole: le cavatuberi
L’industria agricola viene sicuramente a caratterizzarsi per le sue numerose macchine, ma una delle più interessanti è la cosiddetta cavatuberi: in pratica, tale macchinario è progettato per poi essere utilizzato al momento della raccolta del prodotto di piante di cui si utilizza la radice (appunto il tubero, da cui poi deriva il nome così particolare). In genere, essa viene impiegata per la raccolta delle patate, ma non viene disdegnata anche per altri prodotti della terra, dunque le funzionalità sono molto utili da questo punto di vista. Se si mettono da parte i vecchi aratri che erano particolarmente adatti all’operazione specifica a cui si sta facendo riferimento, bisogna precisare che le cavatuberi sono molto gettonate soprattutto per la loro semplicità di utilizzo, in quanto i tuberi sono raccolti dalla terra per poi essere deposti in fila parallela all’avanzamento del macchinario stesso.