Api e Unione Industriale di Torino pronte alla fusione

di Simone Ricci Commenta

L’Api (Associazione Piccole Imprese) di Torino sta pensando seriamene alla fusione per incorporazione all’interno dell’Unione Industriale dello stesso capoluogo piemontese: non si tratta di una operazione qualsiasi, visto che questo stesso ente è addirittura il più grande in assoluto nell’ambito del sistema Confapi del nostro paese, dunque si possono ben immaginare le conseguenze che ne possono derivare. La fusione a cui si è appena fatto riferimento produrrebbe senza dubbio una entità ancora più grande e ambiziosa, con più di 4.500 imprese e una platea davvero ampia e composta da 200mila addetti per la precisione.

Al momento, comunque, si tratta semplicemente di una ipotesi, ma esiste una sorta di piano industriale del progetto in questione, tanto che quest’ultimo sarà sottoposto a due società di revisione, Praxi e Price, per una opportuna valutazione. L’aggregazione è stata spiegata in ogni dettaglio dai presidenti delle due associazioni coinvolte, vale a dire Fabrizio Cellino per l’Api e Gianfranco Carbonato per l’Unione Industriale. Come ha spiegato lo stesso Cellino, la necessità più urgente in questo preciso momento storico è quella di sostenere la crescita delle imprese, anche a fronte delle numerose difficoltà che si possono incontrare. La ricetta è semplice, basterebbe infatti eliminare le barriere attuali, come ad esempio quelle legislative e psicologiche, facendo emergere la forza delle aziende.

Tra l’altro, il sistema Confapi non vive certo uno dei momenti più brillanti della propria storia: in particolare, la situazione può essere definita senza alcuna esagerazione “pesante”, una circostanza che è testimoniata dagli stenti della confederazione stessa a livello nazionale per quel che concerne la rappresentanza incisiva delle piccole e medie imprese. In aggiunta, molte associazioni territoriali sono state perse. Secondo Cellino, è opportuno invertire quanto prima la rotta, trasformando il sistema in qualcosa di maggiormente credibile. Anche altre città potrebbero essere interessate da una fusione simile, ma a Torino vi sarebbe una esperienza di dimensioni più grandi.

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