Archeologia industriale: il bilancio della mostra di Artespressione

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Si è appena conclusa la mostra che la galleria Artespressione di Milano ha dedicato al patrimonio industriale del nostro paese: si è trattato di un evento molto importante e che ha consentito di riflettere sulle opportunità insite in questa forma di archeologia. In effetti, tale mostra era caratterizzata soprattutto da molte immagini fotografiche che personaggi come Angelo Desole, Marcello Modica e Meri Valenti hanno raccolto nel corso degli anni, un racconto molto vivo di un passato che sembra lontano, ma che in realtà è più recente di quanto si possa credere, visto che l’aver dimenticato questi monumenti li ha anche fatti invecchiare più di quanto meritassero.

La fabbrica è stata quindi intesa come un luogo speciale in cui si lavora, si produce e si soffre. Gli scatti in questione si sono fatti notare per la loro bellezza e l’intensità: in pratica, da essi è emerso un silenzio particolare, quello che parla più di molte parole, cercando di mettere in evidenza l’industria stessa non soltanto quando si ha a che fare con degli eventi che hanno un impatto mediatico piuttosto pesante. In pratica, si è tentato di approfondire un rapporto molto interessante, vale a dire quello che esiste tra la stessa archeologia industriale e il territorio che la circonda, ovvero il paesaggio vero e proprio, ma anche l’ambiente urbano nel suo complesso.

Questo rapporto è senza dubbio di diversi tipi: ad esempio, le strutture abbandonate esercitano una sorta di violenza sul paesaggio con tutto il peso dell’acciaio e del ferro, ma esistono allo stesso modo degli approcci più armonici da parte dell’architettura industriale, con impatti che quasi non si notano. Il patrocinio alla mostra dell’Aipai (Associazione Italiana per il Patrimonio Archeologico Industriale) ha contribuito a rendere ancora più stimolante l’evento: la speranza è che si possa essere trattato di un approfondimento importante del ruolo dell’industria nella società.

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