Archeologia industriale: gli scatti di Ezio Ferreri sulle miniere siciliane

di Simone Ricci Commenta

Fino al 31 maggio è possibile visitare una mostra fotografica dedicata all’archeologia industriale siciliana che è davvero emozionante: si tratta degli scatti di Ezio Ferreri, i quali sono esposti presso il Belice/Epicentro della Memoria Viva, la struttura che sorge a Gibellina (provincia di Trapani) e che serve a mantenere vivo il ricordo del terribile terremoto del 1968. Ebbene, la mostra in questione è stata tratta dal lavoro intitolato “Miniere di Sicilia”, il quale è curato da Giulia Scalia, senza dimenticare l’accompagnamento testuale da parte di Francesca Barban.

L’obiettivo di Ferreri è stato puntato sulle ultime miniere attive in territorio siciliano fino agli anni Novanta del secolo scorso, con particolare riferimento a località come Trabia-Tallarita, Floristella, Cozzo Disi, Ciavalotta e Giumentaro, solo per fare qualche esempio. Il racconto fotografico di tale patrimonio archeologico industriale è utile per ricordare e non dimenticare le angherie che hanno dominato le miniere, come lo sfruttamento minorile e il numero impressionante di morti bianche. Insomma, i ricordi sono pieni zeppi di lati oscuri e verità amare. Le fotografie in questione sono state effettuate in analogico e riescono a far capire bene i 150 anni di storia.

Qual è stato il prezzo più caro da pagare per mantenere attive queste miniere? Uno degli esempi più interessanti è rappresentato dal sito di Trabia-Tallarita. Si tratta infatti del complesso minerario di maggiori dimensioni per quel che concerne la provincia di Caltanissetta. Le miniere sono due, Trabia e Tallarita, con un recupero recente che ha consentito di dar vita a un museo e ad altre strutture ad uso turistico. Significativa è una citazione da Rosso Malpelo di Verga: Ei narrava che era stato sempre là, da bambino, e aveva sempre visto quel buco nero, che si sprofondava sotterra, dove il padre soleva condurlo per mano. Allora stendeva le braccia a destra e a sinistra, e descriveva come l’intricato laberinto delle gallerie si stendesse sottoi loro piedi dappertutto, di qua e di là.

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