Archeologia industriale: il piano operativo di Ravenna

di Simone Ricci Commenta

Il Piano Operativo Comunale (Poc) che riguarda la città di Ravenna si basa essenzialmente su opere di urbanizzazione primaria e secondaria (tra queste ultime bisogna ricomprendere scuole, asili e piste ciclabili), ma anche e soprattutto sull’archeologia industriale. Gli edifici contenuti all’interno di questo documento erano noti da tempo, ma ne sono stati indicati anche di nuovi, per un totale di diciassette. Un esempio interessante è quello dello stabilimento Pansac, un nome che fa pensare immediatamente a numerosi casi di cassa integrazione, ma pur sempre un impianto fondamentale per la città fino a che è stato attivo nella sua produzione di imballaggi.

L’obiettivo, tenendo presente la salvaguardia dei posti di lavoro, è quello di riqualificare in maniera adeguata la struttura, creando un luogo di aggregazione. Altra novità è quella dell’ex Mosa (mangimificio), lo stabilimento ex Tiro a Segno, l’edificio Fiorentina 3 e la Palazzina Granari, con un vero e proprio parco dell’archeologia industriale da far sorgere quanto prima. Il Poc della città emiliana parla chiaramente della necessaria conservazione di tutti gli elementi e delle caratteristiche relative al valore formale. Qualche polemica l’ha provocata il Magazzino ex Sir, visto che il piano ha fatto riferimento agli archi, mentre invece il Movimento 5 Stelle ravennate avrebbe preferito l’intero complesso.

Una quota di riqualificazione, inoltre, dovrà essere obbligatoriamente destinata all’edilizia residenziale pubblica. Gli edifici in stato di dismissione potranno essere riutilizzati, prima ancora che vi siano i reali interventi. Per quel che concerne gli spazi aperti, il riuso in questione andrà a coinvolgere le attività espositive, quelle ludiche e anche quelle sportive. Sarà concretizzabile un Poc del genere? Le principali critiche riguardano la reale disponibilità finanziaria del comune e c’è chi avrebbe preferito un piano minimale, ma maggiormente fattibile: la Darsena va salvaguardata e c’è il rischio che nel corso dei prossimi anni vi possa essere una situazione peggiore di quella odierna.

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