L’avventura dell’industria nell’alto maceratese

di Redazione Commenta

A cavallo dei secoli XIX e XX anche le province dell’alto maceratese hanno vissuto la loro avventura industriale.

Protagonisti intraprendenti, piccole aziende e manifatture rurali cercavano di andare oltre la tipica vocazione agricola e montana di queste zone e l’entusiasmo di questi soggetti è riuscito in un buon intento. L’obiettivo era quello di migliorare la condizione sociale e di sfidare il tempo, ma cerchiamo di capire com’è andata veramente. L’esempio più importante è quello di Camerino, in cui, secondo una statistica della Camera di Commercio, nella seconda metà dell’800 esistevano ben quattro stabilimenti per la lavorazione della seta.

Al centro della città, poi, sorgeva la fabbrica più importante (in grado di occupare trenta persone, soprattutto donne), l’unica in grado di introdurre macchinari e tecniche di produzione all’avanguardia. Il ‘900, poi, è ancora più stimolante, con la creazione e lo sviluppo della Chiento-Nerina, la ferrovia che collegava due snodi cruciali delle Marche.

Un’altra cittadina da segnalare è Pieve Torina, la quale vive una progressiva espansione urbana e non si dedica più esclusivamente all’agricoltura: i raccolti rimangono abbondanti, ma si sviluppa anche un’alta produzione di carbone di legna, con la conseguente attivazione di due tintorie e tre fornaci in grado di dar vita a oltre centomila mattoni e 65mila tegole.

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