Le energie rinnovabili vengono dal mare

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Dopo aver abbandonato il nucleare, l’Italia dovrà pescare altrove l’energia. Pescare è il termine adatto, visto che secondo molti studiosi è dal mare che potrebbero venire le nuove energie rinnovabili.

L’ENEA sta lavorando per capire quali punti del Mediterraneo possano essere i più idonei per la produzione dell’energia. L’IEA (International Energy Agency) ha stimato che ci sarebbero dai 20 mila ai 90 mila Terawattora che si potrebbero sfruttare ogni anno dal mare. Stima che potrebbe portare  nel prossimo quinquennio a un volume di affari vicino ai 1,2 miliardi di dollari.

L’Agenzia Nazionale per l’Efficienza energetica sta mappando le nostre acque grazie a un finanziamento pari a 500 mila euro del ministero dello Sviluppo economico. Al momento lo sfruttamento del mare avviene mediante prototipi. Secondo L’ENEA le potenzialità sono elevate:

“Il rapporto The Wave World & Tidal Market, stilato dalla società finanziaria Douglas-Westwood stima che tra il 2011 e il 2015 saranno installati nel mondo impianti che consentiranno di ricavare almeno 150 MW di energia elettrica dal moto ondoso e dalle correnti di marea. Secondo la ricerca il settore dell’energia dal mare godrà inoltre nei prossimi cinque anni di un volume di investimenti pari a 1,2 miliardi di dollari. Le prime tecnologie per lo sfruttamento dell’energia marina risalgono agli anni ’70. L’esperienza italiana è sicuramente più recente ma non meno importante. Il progetto Enermar è il primo prototipo di una turbina marina ad asse verticale denominata Kobold 1, installata nello Stretto di Messina. Inoltre, grazie a un brevetto italiano, in ulteriore via di sviluppo, di una diga a cassoni denominata Rewec3 (Reasonant Wave Energy Converter), è stato realizzato un dispositivo avanzato per lo sfruttamento dell’energia ondosa”.

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