Il fatturato industriale riparte ma esportazioni e Meridione sono fermi

di Daniele Pace Commenta

Il fatturato industriale riporta notizie positive ma Confindustria lancia l'allarme per il Meridione italiano: disoccupazione e aziende ferme.

Buone e cattive notizie per il l’industria italiana, con il fatturato industriale che rimbalza, ma con Confindustria che lancia un monito: il Sud Italia continua a soffrire.

Il dato va dunque guardato in chiaro-scuro, anche se gli ordinativi industriali fanno ben sperare, con il 2,5% in più a maggio rispetto ad aprile. Il fatturato, nello stesso periodo, è invece aumentato dell’,1,6%, secondo l’Istat.

Si tratta di un recupero rispetto al crollo segnalato in aprile, ma è comunque propedeutico per l’andamento del trimestre a partire da marzo. Entrambi i comparti, interno ed esportazioni, sono in positivo, e l’aumento si segnala in tutti i comparti industriali.

I dati Istat sul fatturato

L’Istat registra un mercato interno che segna un +1,4%, mentre va meglio il settore delle esportazioni con un +1,9%. Secondo l’istituto di statistica, i dati sono contenuti a causa della guerra commerciale in atto tra Cina e Stati Uniti, che ha raggiunto momenti di tensione ad aprile, dando il via ad una spirale negativa che si sta risolvendo solo in questo mese.

Infatti, il dato annuo è molto più contenuto, con il fatturato che ha segnato un incremento generale dello 0,3%. Ad abbassare il dato sono state infatti le esportazioni, giù dell’1,3%, mentre la componente interna ha segnato un +1,1%.

L’elettronica continua a trainare il fatturato, segnando un +19,1%. Arranca invece l’industria farmaceutica, con il -8,5%.

L’allarme di Confindustria

Va male invece il Meridione d’Italia, con un nuovo allarme da parte di Confindustria, in particolare per l’occupazione e la stagnazione delle imprese. Malissimo addirittura la disoccupazione giovanile, con il 51,9%, che segna l’ennesimo record del sud. Più di un giovane su due non lavora, ovvero 1 milione e 500mila giovani, senza aggiungere gli inattivi. L’occupazione è infatti al 43,4%, ovvero un numero inferiore ai 6 milioni.

Le aziende sono nuovamente ferme, nonostante l’exploit di un paio di anni fa, tanto che la regressione di fine anno è continuata anche nel primo e secondo trimestre del 2019. Non aumenta il numero delle aziende, che restano quelle di un anno fa: 1 milione settecentomila. Di queste, 330 mila sono imprese di capitali, le uniche a crescere (+5,8%).

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