Anche la siderurgia triestina tra le aree di crisi industriale complessa

di Simone Ricci Commenta

Il Disegno di legge numero 576 di quest’anno presenta un emendamento che vale la pena approfondire: in effetti, il governo Letta ha deciso con esso di includere anche l’area della filiera siderurgica della zona di Trieste tra quelle che sono considerate le zone di crisi industriale complessa. Nel dettaglio, la città friulana e le sue attività legate alla siderurgia sono state trattate allo stesso modo di quelle industriali e portuali, senza dimenticare l’obiettivo di recupero ambientale che deve essere necessariamente raggiunto.

La ricomprensione di cui si sta parlando serve a garantire la bonifica e la riqualificazione del sito, senza dimenticare il rilancio dal punto di vista economico e dell’occupazione. Il tutto, poi, avrebbe luogo mediante delle apposite procedure semplificate e dei finanziamento statali mirato. Il primo pensiero va senza dubbio alla Ferriera di Servola. Si tratta di un complesso industriale che sorge appunto nell’omonimo rione triestino. La sua specializzazione è quella relativa alla ghisa, un sito che vanta 560mila metri quadrati, con tanto di cokeria, impianto di agglomerazione e due altiforni. La sua storia risale addirittura al 1896 e ha dato lustro nel corso degli anni al settore siderurgico e metalmeccanico per la precisione.

Di sicuro, si tratta di una inversione di tendenza che da queste parti è stata accolta con favore. In effetti, bisogna ricordare come a inizio maggio si sia discusso della scelta controversa da parte del governo Monti, il quale aveva voluto escludere l’indotto relativo a Trieste dal cosiddetto Decreto Sviluppo di aprile. Ora, insieme alla città di Piombino, la quale conta altre situazioni industriali dello stesso tipo, si affianca un nuovo capoluogo. La crisi della Ferriera di Servola ha coinvolto anche la Sertubi-Jindal Saw Italia, società che è solita utilizzare la ghisa triestina e che occupa quasi mille dipendenti. Tra impieghi diretti e indotto, si sono messi a rischio moltissimi posti di lavoro, questo emendamento sarà la soluzione definitiva?

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