Tutte le potenzialità delle macchine per poliurea

di Daniele Pace Commenta

Un approfondimento utile per accedere in modo corretto a questo mondo

Nel corso degli ultimi anni sul mercato sono state introdotte numerose tipologie di poliurea a spruzzo, per rivestimenti ed elastomerica. La poliurea applicata a spruzzo è una tecnologia con caratteristiche speciali e di fondamentale importanza, che vale la pena conoscere: solo così è possibile identificarle e distinguerle.

macchine per poliurea

La poliurea a spruzzo

Il ricorso a una tecnologia a spruzzo per applicare la poliurea è una pratica che ha conosciuto una vasta diffusione nel corso degli ultimi anni. Proprio il carattere innovativo di tale tecnologia, però, ha determinato il cattivo esito di diversi lavori, anche a causa della mancanza di esperienza di applicatori poco professionali, al punto da mettere a repentaglio la reputazione del materiale e far sorgere perplessità a proposito della sua efficacia. Per applicare la poliurea a spruzzo in maniera ottimale, invece, è indispensabile adottare una serie di precauzioni, a cominciare dalla cura che deve essere dedicata alla preparazione della superficie. Una particolare attenzione è richiesta, infatti, per la messa a punto del substrato, per permettere un’applicazione priva di inestetismi e di difetti.

Quali precauzioni vanno messe in pratica

Anche le impostazioni delle macchine per poliurea a spruzzo sono molto importanti. l’attrezzatura deve garantire specifiche opzioni di settaggio dal punto di vista della pressione, che non può essere inferiore a 180 bar, e sul piano della temperatura, che deve raggiungere almeno i 65 gradi. Ma le possibilità di settaggio devono riguardare anche il sistema di pompaggio, la lunghezza della tubazione e la sua funzionalità. Per quel che concerne la scelta del prodotto, è fondamentale selezionare la poliurea più appropriata in base alla tipologia di intervento che deve essere effettuato, tenendo conto delle caratteristiche che sono riportate sulla scheda tecnica. Un conto è avere a che fare con una vasca per acqua potabile, un conto è dover lavorare su un parcheggio o un tetto, e così via.

Il valore degli spessori

Un ultimo aspetto che è opportuno non sottovalutare è quello dello spessore che caratterizza il rivestimento di poliurea a spruzzo. Questo deve essere commisurato allo sforzo che dovrà essere sopportato dalla superficie a cui è destinato il rivestimento.

La poliurea pura e la poliurea ibrida

Che cosa cambia tra la poliurea pura e la poliurea ibrida? La prima è un sistema che prevede una concentrazione non inferiore al 70% di ammine nella parte poliolo. Il prodotto non può essere spruzzato in condizioni di umidità molto elevata o in presenza di acqua, in quanto il rivestimento poi potrebbe presentare dei difetti o essere caratterizzato dalla comparsa di malformazioni. Ciò non toglie che la poliurea pura vanti comunque delle caratteristiche più che discrete in termini di resistenza alle intemperie. Per quanto riguarda la poliurea ibrida, invece, la concentrazione di ammine nella parte poliolo non raggiunge la soglia del 70%. Attenzione, però: questo non implica che tale sistema applicato a spruzzo si traduca in un prodotto di qualità inferiore rispetto alla poliurea pura. Infatti, in parecchi casi si ha a che fare con poliuree ibride che vantano ottime caratteristiche di resistenza alla corrosione e di allungamento, perché sono state messe a punto sulla base di specifici canoni e con prodotti base di qualità elevata.

La poliurea 100%

Per la poliurea a spruzzo, poi, è importante conoscere anche la poliurea 100%, che costituisce una variante ulteriore di tale sistema tecnologico. In questo caso la concentrazione di ammine nel poliolo raggiunge il 100%. Di conseguenza, il sistema risulta completamente insensibile rispetto all’umidità, vanta una buona flessibilità e risulta resistente sia alle intemperie che alla lacerazione.

I polioli ammine-composti

I polioli ammine-composti sono la peculiarità che contraddistingue il sistema poliurea. La reazione di norma è rapida, da un minimo di 5 secondi a un massimo di 5, e non c’è bisogno di catalizzatore. Si tratta, infatti, di un polimero autocatalizzato, che è in grado di reticolare senza difficoltà anche su superfici fredde. La velocità della reazione fa sì che la poliurea nella maggior parte dei casi non reagisca se sulle superfici è presente dell’acqua o se l’umidità è molto elevata.

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