Umidità negli ambienti chiusi: i principali effetti

di Daniele Pace Commenta

Cosa sappiamo a gennaio 2021 su un argomento come quello dell'umidità negli ambienti chiusi

Il comfort abitativo di una casa è dettato da varie condizioni, tra le quali rientra anche l’umidità dell’aria. Lo stesso discorso vale per le aziende, gli uffici e le industrie che devono offrire una buona qualità dell’aria per garantire ai dipendenti un ambiente sano e produttivo.

L’aria deve quindi essere monitorata da appositi strumenti, come ad esempio l’igrostato, capace di regolare automaticamente l’umidità all’interno di un ambiente. Un’eccessiva umidità ed una cattiva qualità dell’aria incidono negativamente non solo sulle salute degli esseri umani, ma anche sulle prestazioni e sulla durata di strumentazioni meccaniche e macchinari.

umidità negli ambienti chiusi

Monitoraggio dell’aria negli ambienti chiusi: quali sono i parametri più importanti da considerare?

Il monitoraggio dell’aria negli ambienti chiusi è un parametro fondamentale, sul quale si stanno moltiplicando gli studi e le ricerche, per la costruzione dei cosiddetti edifici “passivi”, capaci cioè di autoalimentarsi o comunque di ridurre al minimo lo spreco energetico. Il comfort termico negli ambienti chiusi dipende essenzialmente da tre fattori: temperatura dell’aria, umidità relativa e composizione dell’aria.

Piccole variazioni della temperatura si avvertono facilmente ed il mantenimento di una temperatura ottimale, compresa tra i 18 ed i 22°, risulta piuttosto costoso.

L’umidità relativa determina la concentrazione di vapore acqueo nell’aria e dovrebbe essere compresa tra una percentuale oscillante tra il 40 ed il 60%. Rispetto alla temperatura non ha un’incidenza così alta ed infatti non viene controllata con la stessa frequenza. Variazioni di umidità troppo brusche possono però determinare disagi evidenti.

La composizione dell’aria infine è determinata da un mix di gas atmosferici. Il parametro più significativo è rappresentato dalla percentuale di ossigeno ed anidride carbonica. Questi due gas partecipano ai processi biochimici, chimici e metabolici e quindi possono variare bruscamente nel giro di poco tempo. Il controllo della concentrazione di anidride carbonica è quindi uno step fondamentale nel monitoraggio della composizione dell’aria.

Come incide la qualità dell’aria su persone, macchinari e materiali?

Un’eccessiva umidità ed una cattiva qualità dell’aria possono avere effetti piuttosto dannosi non solo sulla produttività dei lavoratori, ma anche sulla loro salute.

Una concentrazione molto alta di CO2 provoca deficit nell’attenzione, stanchezza e sonnolenza, condizioni che determinano calo delle prestazioni e rappresentano un rischio in quegli ambienti dove si maneggiano strumenti e materiali potenzialmente pericolosi.

Se la concentrazione di anidride carbonica raggiunge una quantità nell’aria pari al 20%, tale condizione potrebbe rappresentare addirittura un pericolo di vita.

Un’aria eccessivamente secca ha un impatto negativo sulle mucose ed aumenta il rischio di infezioni, così come un eccesso di umidità può causare la condensa e favorisce la formazione di spore e muffe, con effetti negativi sulla salute, soprattutto per chi soffre di problemi respiratori.

Una bassa umidità dell’aria può avere effetti meno pericolosi, ma altrettanto fastidiosi, come pelle secca, mal di gola, mal di testa ed occhi irritati.

Anche i macchinari, le strumentazioni ed in generale i prodotti presenti all’interno di aziende o locali risentono di una cattiva qualità dell’aria. I beni sensibili, gli oggetti di valore e le opere d’arte devono quindi essere custoditi in un’ambiente opportunamente umidificato.

La formazione di spore o muffe, oltre a provocare seri fastidi alle persone, può apportare danni anche alla struttura degli edifici e agli arredi. L’accumulo di umidità in generale è estremamente pericoloso per i macchinari e può incidere pesantemente sulla qualità e sul valore finale dei prodotti, che offrono prestazioni sempre più scadenti e risultano meno duraturi nel tempo.

Quali dispositivi utilizzare per monitorare la qualità dell’aria?

Il monitoraggio della qualità dell’aria assume un ruolo fondamentale sia per migliorare il comfort abitativo nelle case, sia per garantire un ambiente lavorativo sano all’interno degli spazi chiusi. Bisogna quindi dotarsi di una serie di componenti che sappiano adattarsi perfettamente alle varie necessità ed ai diversi ambienti.

Tra le principali realtà del settore spicca Repcom, che ha puntato su un produzione qualitativamente e quantitativamente molto ricca, verticalizzando l’offerta di componenti elettronici.

Tra i modelli più gettonati ci sono gli igrostati, sistemi di controllo che si aggiungono ad un deumidificatore o un umidificatore elettrico, in grado di controllare in automatico il livello di umidità in una stanza. Gli igrostati attivano o disattivano il dispositivo al quale sono collegati, così da regolarizzare il livello di umidità desiderato. In commercio esistono varie tipologie di igrostati, che possono essere digitali, meccanici ed elettronici. Ognuno di essi ha una funzionalità diversa ma garantisce eccellenti prestazioni che si adattano ad ogni ambito industriale.

Altro dispositivo molto apprezzato è il trasduttore umidità, che fornisce una misurazione precisa dell’umidità dell’aria. È spesso impiegato nei laboratori e funziona in connessione con regolatori per mantenere l’umidità costante. L’utilizzo di questi componenti è sempre più diffuso nei settori del riscaldamento, della ventilazione, della climatizzazione ed in generale in tutti gli altri processi di produzione in cui è fondamentale controllare l’umidità dell’aria. I trasduttori convertono la grandezza fisica di umidità dell’aria in segnale, generando così un allarme o spegnendo un sistema di ventilazione quando si supera un valore predefinito.

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