Gli organi industriali per la trasformazione del moto

In ambito industriale esistono anche degli organi che vengono sfruttati per la trasformazione del moto.

Un tipico esempio è quello della manovella a mano: essa viene usata nelle macchine di sollevamento, è dotata di un braccio in ghisa malleabile. La manovella di estremità, invece, è utilizzata per le macchine a vapore monocilindriche, ma anche le pompe, i compressori, qualche macchina utensile e molto altro ancora. In questo caso, è necessario verificare la stabilità della sezione di attacco del braccio al mozzo, considerandola sollecitata a flessione e a torsione.

I condensatori a miscela e a superficie

I condensatori sono quei macchinari che servono per ridurre la pressione di scarico dei motori a vapore, aumentando il salto termico che è disponibile nel motore.

Possiamo distinguere in questo caso i condensatori a miscela e quelli a superficie. Un elemento essenziale in tal senso è rappresentato sicuramente dal “grado di vuoto”, il quale altro non è che il rapporto tra la depressione e la pressione assoluta esterna: esso si esprime in percentuale, quindi nel caso di un rapporto che equivale a 0,9, allora avremo un grado di vuoto del 90%. Nei condensatori a miscela il vapore di scarico giunge in una camera in cui è investito da un getto di acqua fredda finemente polverizzata e si condensa mescolandosi con l’acqua di raffreddamento.

I sistemi e gli organi di arresto

Gli organi di arresto rivestono ovviamente un ruolo molto importante nell’ambito industriale.

Ad esempio, l’arpionismo ha il compito di impedire la rotazione di un organo in un determinato verso, pur consentendola in quello opposto: esso viene sostanzialmente formato da un nottolino (una stanghetta di legno per le chiusure) e da una ruota a dentatura speciale. Il numero dei denti è variabile intorno alla decina. Il lato della lunghezza può essere di due tipi, o radiale o inclinato di circa dieci gradi. Utilissimo è anche il freno a ceppo, una puleggia che viene realizzata in ghisa e con un corpo in legno. La puleggia stessa può essere di vario tipo, ad esempio a corona liscia oppure a gola cuneiforme e semiaperta.

Macchine motrici: le ruote idrauliche

Le macchine motrici idrauliche riescono a trasformare l’energia idraulica in un lavoro meccanico.

Nel caso in cui fra le due sezioni di una vena d’acqua viene inserita una macchina motrice e si esclude ogni scambio di calore, la differenza di energia rappresenta quanto viene ceduto per ogni chilogrammo di acqua fra le stesse sezioni. Il rendimento in questione si ottiene mettendo a rapporto la potenza effettiva che può essere utilizzata all’albero e quella che è invece disponibile sulla motrice stessa: si possono inoltre considerare, anche se non sempre sono misurabili, il rendimento idraulico, il rendimento volumetrico e il rendimento meccanico.

Storia industriale delle stazioni ferroviarie

Uno dei principali soggetti emergenti che esplodono letteralmente sulle città ottocentesche è senza dubbio la stazione ferroviaria.

Si tratta forse dell’elemento che meglio di altri è stato capace di riassumere gli slanci verso l’innovazione tecnica e quella economica: i grandi fabbricati ferroviari, infatti, vengono costruiti tra il 1840 e il 1860, dando vita a delle vere e proprie reti integrate che circondano l’intero territorio circostante. Sono molti i nomi che avremmo sentito pronunciare dagli increduli cittadini di quell’epoca, come ad esempio stazione di testa, railroad terminal o anche Knopfbahnof, in pratica la degna conclusione delle grandi città che svolgono il ruolo di capitale del loro paese; gli esempi sono facilmente intuibili, si tratta di Parigi, Londra e Berlino.

I primi vantaggi del rapporto tra idraulica e urbanistica

L’idraulica e l’urbanistica sono due concetti che assumono una rilevanza maggiore in un passato molto vicino a noi.

In particolare, gli idraulici si dimostrano in grado di gestire in maniera perfetta il ciclo che va dall’analisi al progetto, grazie a una rappresentazione della vastità urbana mediante un ampio sistema di flussi interdipendenti tra di loro. La materia in questione si basa essenzialmente sulla matematica, tanto che la dinamica e la statica dei fluidi vanno poi a confluire nel materiale del perfetto perito industriale. Nell’Ottocento, comunque, le conoscenze non erano quelle attuali, ma si tentava di risolvere i problemi più importanti: ad esempio, tra essi possiamo citare le terre basse della Zelanda e le lagune del Veneto, tanto per rimanere a casa nostra.

Gli sviluppi industriali delle fognature

I lavori industriali che hanno riguardato il sottosuolo e le reti di condotte fognarie raggiunsero il loro apice nel XIX secolo.

Il caso emblematico è quello di Parigi, in cui esistevano diversi canali coperti e realizzati in epoche precedenti, il cui scopo principale era quello di raccogliere le acque di scolo: nell’800 si matura da questo punto di vista e l’intero sistema viene a essere inserito in un nucleo più unitario, in cui l’acqua e i liquami possono scorrere a una velocità accettabile. Le nuove pendenze e i deflussi migliorano sensibilmente, così come lo smaltimento dei rifiuti delle abitazioni. Spesso, però, si presenta il problema dei dislivelli, tanto che un sistema unico non è assolutamente possibile: ma le soluzioni trovate in questo caso sono altrettanto brillanti, come a Berlino, in cui la fognatura viene divisa in diverse sezioni e la ree di condotte può funzionare in modo unitario all’interno di ogni riparto.

Industria e crescita urbana tra XVIII e XIX secolo

La seconda metà del ‘700 è caratterizzata senza dubbio da una crescita economica piuttosto florida da parte di poche nazioni.

La Gran Bretagna rappresenta proprio una di queste, una sorta di anticipazione rispetto alla crescita generalizzata del secolo successivo: molte delle tendenze che si verificano in questo paese, infatti, sono precursori del ciclo di industrializzazione futuro. Il motivo viene rinvenuto da molti nell’aumento esponenziale della popolazione. I centri urbani, di conseguenza, si diffondo sempre più e con essi i trasporti e gli scambi commerciali.

Le esposizioni universali dell’800: il trionfo del ferro

Il ferro e il vetro diventano sempre più uniti e combinati tra di loro nel corso del XIX secolo.

Anzi, si può parlare a ragione di un rapporto davvero dinamico tra i due elementi: in effetti, le esposizioni universali sono una grande novità e consentono a un pubblico sempre più numeroso di comprendere di cosa è capace l’uomo dal punto di vista industriale. Si creano grandi stazioni, ma sono soprattutto i simboli di queste manifestazioni a dominare l’immaginario collettivo. I due esempi più importanti sono rappresentati senza dubbio dal Crystal Palace e dalla Galerie des Machines (costruiti, rispettivamente nel 1850 e nel 1860), proprio nel momento in cui si cominciano a realizzare i primi terminal da utilizzare per le nascenti ferrovie.

La nascita dei quartieri industriali

Quelli che possono essere definiti come “quartieri industriali” non nascono, contrariamente a quanto si pensa, in concomitanza con la Rivoluzione Industriale.

Bisognerà infatti attendere gli ultimi anni dell’800 per poter parlare di zone omogenee e di nuclei veri e propri, un fenomeno che comincerà a interessare soprattutto l’Inghilterra e tutto il Regno Unito. L’iniziativa fu presa da alcune municipalità, in modo da creare una sorta di continuum tra la fabbrica e l’abitazione dell’operaio, come si legge e immagina chiaramente nei romanzi di Charles Dickens. Prima di questo momento, le fabbriche non facevano parte del tessuto urbano più importante, ma si trovavano dislocate su altre strade e principalmente in prossimità dei corsi d’acqua, in modo da sfruttare questa risorsa e la sua energia.