Canale di Panama, un raddoppio che parla italiano

di Michele Costanzo Commenta

Canale di Panama
Il 26 giugno 2016 è una data importate per il commercio marittimo ma anche per l’ingegneria italiana. Ieri infatti è stata ufficialmente inaugurata l’espansione del Canale di Panama, opera gigantesca che affianca il canale realizzato agli inizi del Novecento.

Il nuovo Canale di Panama ha richiesto sette anni di lavoro necessari a realizzare il percorso di collegamento tra l’Atlantico ed il Pacifico. Un’opera dalla dimensioni colossali destinata a modificare radicalmente le rotte commerciali ed i tempi di percorrenza tra i due oceani. Il progetto di espansione del Canale di Panama è stato realizzata da un consorzio internazionale guidato dall’italiana Salini Impregilo. Impressionanti i numeri dell’opera che ha richiesto oltre 100 milioni di ore di lavoro e nei momenti di picco ha impiegato fino a 11 mila persone. Difficili da immaginare sono anche i numeri tecnici dell’opera che ha richiesto scavi per 50 milioni di metri cubi ed ha visto l’impiego di 290.000 tonnellate di ferro e 4,8 milioni di metri cubi di calcestruzzo.

Tra gli elementi più innovativi del nuovo Canale di Panama figurano le 16 paratoie metalliche realizzate in Italia e trasportate sul posto via mare. Questi giganteschi moduli del peso medio di 4000 tonnellate gestiscono le camere d’acqua che permettono alle navi in transito di superare il dislivello di circa 27 metri che separa l’Atlantico ed il Pacifico. Un sistema di grandi bacini comunicanti permette al nuovo canale di risparmiare il 60% d’acqua ad ogni passaggio tra le chiuse.

Dopo un primo passaggio di prova realizzato lo scorso 20 giugno, nella giornata del 26 è avvenuto il primo transito commerciale. Ad inaugurare il nuovo Canale di Panama è stata la nave Cosco Shipping Panama (così ribattezzata per l’occasione), un gigante dei mari lungo 300 metri e largo 50.

[Via | Salini Impregilo, Panama Canal Authority]
[Photo Credits | OpenClipArt]

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