Industria navale: le alette di rollio

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Le alette di rollio sono delle sporgenze lamellari fissate di taglio longitudinale sui due lati della carena della nave: la lunghezza è pari a circa il 30% di quella che si ha al galleggiamento del mezzo. La loro superficie attiva (circa il 7% dell’area di galleggiamento per la precisione), inoltre, ha lo scopo di mitigare il rollio sia per diretta resistenza all’acqua che per la massa di acqua da spostare durante il moto oscillatorio della carena. Nelle navi di piccolo tonnellaggio, l’entità del rollio può avere una diminuzione di circa il 40%; per non essere d’intralcio alla manovra di ormeggio o all’attracco e per evitare urti contro banchine o altri ostacoli , le alette hanno un’altezza e una larghezza tali da essere contenute nel parallelepipedo circoscritto alla sezione maestra della nave stessa.

Negli scafi in legno, poi, le alette consistono in due robuste longarine che sono fissate con dei perni normalmente al corso di fasciame del ginocchio, mentre negli scafi che sono realizzati in metallo sono realizzate in genere con due ferri, l’uno a bulbo e l’altro angolare a bracci diseguali, collegati allo scafo a mezzo di saldature o di chiodature. Per quel che concerne, invece, gli scafi in plastica, le alette di rollio fanno corpo con la carena in questione, nascendo direttamente dalla formatura.

La resistenza che è prodotta dalle alette è stata valutata all’incirca intorno al 18% della resistenza totale di attrito della carena. È molto raro che, considerando la notevole resistenza che viene esercitata dall’attrito, esse vengano applicate ai motovelieri e ai velieri per i quali la stabilizzazione viene realizzata dalle vele e dal piano di deriva. In analogia a quanto avviene per gli scafi con carena a spigolo e carena piatta, di per sé stessi più stabili, in quanto al minimo volume di carena, fa riscontro una grande inerzia dell’area di galleggiamento.

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