Sistemi di taglio e levigatura: le seghe circolari

Appare quasi scontato precisare che col passare degli anni e il progredire della tecnologia industriale, i sistemi di taglio e di levigatura si sono notevolmente perfezionati: ne è un chiaro esempio la sega, visto che uno dei modelli più interessanti con cui si può avere a che fare è quello che prevede una lama circolare. Ma come è strutturata esattamente una sega circolare? Si tratta di uno strumento molto utile in diversi comparti: in pratica, il suo uso è consigliato quando occorre tagliare assi, tavole per tetti, casseformi realizzate in legno, ma anche la rifinitura del legno e dei suoi derivati, i tagli in forma inclinata e a pendolo e i tagli paralleli e controllati con binario guida sono dei campi di applicazione molto comuni. Le seghe circolari sono spesso in grado di coniugare alcune caratteristiche fondamentali, come ad esempio la potenza degli attrezzi che funzionano a filo e la mobilità di quelli che necessitano invece della batteria.

L’utilità industriale delle tagliamuri

La tagliamuri è uno strumento molto utile a livello industriale: completamente elettrica o meno, essa consente di svolgere lavori professionali di diverso tipo, come ad esempio il taglio di muri in cemento armato leggero, oltre che in pietra naturale fino a profondità molto ampie. Un’altra applicazione tipica in questo senso è quella delle aperture e degli ampliamenti di finestre, porte e lucernari. Ugualmente importanti sono i lavori che vengono condotti per ottenere la correzione a facciate, pareti divisorie e muri di giardini. In aggiunta, si possono citare anche il taglio della parete in posizioni particolari e i tagli angolari. Quali sono i vantaggi di un macchinario simile? Anzitutto, operazioni come il trasporto, il montaggio e le varie manovre possono essere eseguite al 100% da una sola persona, un punto a favore di questo utilizzo non indifferente.

I rivestimenti intumescenti per cavi

Il rivestimento intumescente si addice perfettamente ai cavi e alle canaline portacavi, in quanto riesce a ritardare o addirittura evitare la propagazione degli incendi: tutto questo viene reso possibile sulle condutture elettriche, nel pieno rispetto delle regole che sono state previste dalla norma IEC 332. Tra l’altro, tale accorgimento consente di ridurre il carico dell’incendio perfino nel caso di fasci di grandi dimensioni, sempre per quel che concerne i cavi elettrici. In aggiunta, esso può essere particolarmente indicato per la protezione all’interno delle centrali elettriche, nell’industria delle telecomunicazioni, negli impianti petrolchimici, nell’industria della carta e perfino negli stabilimenti industriali più grandi, soprattutto quelli maggiormente esposti a tali pericoli.

Edilizia industriale: il mastice spray antifuoco

Il mastice spray antifuoco è una delle soluzioni migliori per quel che riguarda la resistenza passiva al fuoco: la sua tipica funzione è quella di sigillare i giunti che vi sono tra le facciate continue e le solette, un’applicazione in cui è richiesta la massima elasticità possibile. Alcuni dati tecnici possono aiutare a comprendere meglio questo prodotto. Anzitutto, la base chimica è caratterizzata, in particolare, da una dispersione a base acrilica. Per la formazione della prima pelle, inoltre, sono necessarie dalle tre alle quattro ore; il tempo di lavorabilità massimo è pari a tre quarti d’ora, mentre la temperatura di applicazione va da un mino di cinque a un massimo di quaranta gradi.

Calcestruzzo: la malta epossidica tixotropica

Quando si vuole ripristinare una determinata superficie in calcestruzzo per quel che concerne il settore edilizio, una scelta interessante può essere rappresentata dalla malta epossidica tixotropica: di cosa si tratta esattamente? Anzitutto, la trattazione può cominciare con la descrizione della stessa, la quale altro non è che una malta a base di resine epossidiche, a due componenti e totalmente priva di solventi, una caratteristica, quest’ultima, che la fa spesso preferire ad altre soluzioni. I campi di applicazione sono diversi, ma gli esempi più tradizionali sono rappresentati dalla riparazione di elementi strutturali in calcestruzzo, la riprofilatura di superfici, sempre in calcestruzzo, quali angoli, scalini, poggioli, zoccoli e profili di giunti e la riparazione di superfici che richiedono tempi di chiusura al traffico.

Adesivi per costruzioni: il neoprene in solvente

Gli adesivi per costruzioni sono senza dubbio una delle scelte più azzeccate della chimica per l’edilizia: in questo caso, tale prodotto è molto utile per incollare su murature, legni, metalli, Pvc e poliestere, soltanto per fare alcuni esempi. I vantaggi sono essenzialmente due, vale a dire l’ottimo potere adesivo, sempre molto affidabile nel corso del tempo, e la semplicità per quel che concerne l’applicazione. Una delle migliori varianti, poi, è quella a base di neoprene in solvente. L’iter procedurale è ben preciso e prevede diverse tappe da rispettare: anzitutto, è necessario assicurarsi che le superfici siano coerenti, sane, adeguatamente pulite, asciutte e del tutto prive di oli e grassi di qualsiasi tipo.

La concentrazione industriale: i cartelli e i trust

Uno dei tratti salienti della seconda rivoluzione industriale è il passaggio dal regime di libera concorrenza a quello di coalizione; si tratta forse dell’aspetto più negativo e anche della massima contraddizione dell’economia di tipo liberale, la quale attribuiva appunto alla libera concorrenza la virtù di selezionare le energie produttive. La tendenza verso la concentrazione industriale si andrò sempre più intensificando quando si affacciarono per le imprese le possibilità delle riduzioni dei costi, ma anche della migliore organizzazione tecnica interna e di un maggior adeguamento dell’offerta alle necessità della domanda. Ecco perché sorsero tutti questi accordi e iniziative, con l’unico obiettivo di regolare i prezzi e aumentare i profitti. Una distinzione utile può essere quella tra sindacati commerciali e sindacati industriali.

Seconda rivoluzione industriale: l’età dell’acciaio e dell’elettricità

Gli storici dell’economia parlano spesso di una prima e di una seconda rivoluzione industriale. Negli ultimi decenni del XIX secolo, lo sviluppo industriale raggiunse la sua piena maturità, tanto che si è potuto distinguere i due fenomeni: questa seconda rivoluzione fu differente rispetto alla prima, anche perché in questo caso gli effetti furono molto più rapidi e addirittura più prodigiosi i risultati che determinarono una trasformazione decisiva nella vita sociale dell’uomo. La seconda rivoluzione industriale si caratterizzò per una espansione economica piuttosto spinta in due continenti, l’Africa e l’Asia, oltre alla prevalenza dell’industria pesante (ad esempio quella metallurgica e quella meccanica) su quella leggera, alla diffusione di nuovi materiali come l’acciaio e la gomma e alle nuovi fonti energetiche (petrolio ed elettricità in primis).

L’ancoraggio chimico per calcestruzzo

L’ancoraggio chimico per calcestruzzo è uno dei sistemi per quel che riguarda le applicazioni con ferri di ripresa. I campi specifici in questo caso sono davvero molti, come ad esempio le connessioni di muri e travi, le chiusure di aperture temporanee realizzate sempre in calcestruzzo, le connessioni di tipo verticale di pilastri e colonne, le connessioni a pareti e diaframmi e le riprese di getto. Anzitutto, bisogna capire di preciso qual è il materiale più idoneo da sfruttare. Ovviamente, il calcestruzzo rappresenta il materiale “base”, mentre quello vero e proprio è una resina ibrida, composta in larga misura da uretano metacrilato con cemento, ad altissima prestazione.

La rivoluzione industriale negli altri paesi europei

Fin dal suo inizio, il processo di industrializzazione rivelò, come suo tratto peculiare e caratterizzante, una capacità di sviluppo diversa da zona a zona. Il ritardo con cui la rivoluzione industriale riuscì ad affermarsi nei paesi del Vecchio Continente e nei vari continenti extra-europei, ha suscitato un intenso dibattito tra gli storici e gli economisti. Di cosa si discute principalmente? Non solo nei diversi paesi, ma anche all’interno di ciascuno di essi l’industrializzazione a cui si sta facendo riferimento si diffuse, come si è soliti dire, “a macchia di leopardo”; inoltre, molto spesso, nella medesima area politica, settori arcaici assai vasti furono in grado di coesistere con altri comparti maggiormente in via di sviluppo.