Terre rare: come l’industria impiega il samario

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Il samario è uno degli elementi che fa parte delle famiglia delle cosiddette “terre rare”. Il numero atomico è il 62, mentre il peso atomico è 150,4, senza dimenticare che il simbolo identificativo è Sm. Esso è stato ottenuto per la prima volta in forma pura nel lontano 1901: al giorno d’oggi, invece, i suoi composti trivalenti (il samario ha delle interessanti caratteristiche e proprietà metalliche) possono essere facilmente separati dai sali delle altre terre rare, il tutto attraverso una cromatografia a scambio ionico. L’ossido di samario si scioglie in maniera piuttosto agevole negli acidi, dando vita a una serie di sali che vengono di solito impiegati come scintillatori fotosensibili nella regione spettrale del rosso e dell’infrarosso.

L’elemento in questione e i suoi ossidi hanno trovato degli impieghi piuttosto limitati nell’ambito dell’industria ceramica e come catalizzatori di alcune reazioni organiche. Uno dei suoi isotopi presenta una elevata sezione di cattura di neutroni ed è stato per tale motivo preso in considerazione dall’industria nucleare, visto che viene considerato un materiale eventualmente adatto per la costruzione di barre di controllo da sfruttare nei reattori. Il colore del metallo è tipicamente bianco-argenteo: tra l’altro, si tratta di un elemento abbastanza stabile per quel che riguarda la temperatura ambiente e l’aria asciutta, anche se bisogna prestare attenzione quando lo si riscalda a una temperatura superiore ai 150 gradi, dato che rischia di prendere fuoco.

Anche lo stato di ossidazione è stabile, come avviene per un’altra terra rara, vale a dire l’eutropo. Tra le stesse terre rare, risulta essere il quinto più abbondante, oltre che quattro volte più comune di un elemento di cui si parla maggiormente, lo stagno. Trovarlo libero in natura è praticamente impossibile, ma si trova contenuto in diversi minerali, tra cui la monazite, la bastnasite e la samarskite. La principale diffusa si rinviene infine in paesi come gli Stati Uniti, la Cina, l’India e lo Sri Lanka.

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