La fiamma ossidrica si ottiene a livello industriale facendo bruciare insieme l’ossigeno e l’idrogeno in un apposito cannello: quest’ultimo, a sua volta, è costituito da due tubi distinti che riescono a portare in maniera separata i due gas fino alla fiamma. La combustione che si ricava in questo modo produce del vapore d’acqua, realizzando così una temperatura che arriva anche ai 2.300 gradi. Volendo essere ancora più precisi, c’è da dire che il cannello in questione si caratterizza per il suo ugello molto semplice in cui convergono appunto i condotti dei due gas. Comunque, non sono necessarie grandi precauzioni, come invece accade nel caso del cannello ossiacetilenico, visto che la miscela di ossigeno e idrogeno non è facilmente esplosiva, senza dimenticare il fatto che i gas, essendo molto compressi, si muovono nei canali e giungono al becco per virtù propria.
Prodotti dell’industria chimica: il muschio artificiale
Forse non tutti sanno che il muschio artificiale rappresenta un composto che fa parte dell’ampia platea di prodotti dell’industria chimica: in effetti, si sta parlando della denominazione che normalmente viene attribuita a vari composti organici e artificiali, in genere nitroderivati e in grado di possedere un odore molto simile a quello del muschio che si può rinvenire in natura. Anche se sono state condotte negli anni diverse e ampie ricerche per trovare composti sempre più pregevoli, quelli che sono maggiormente apprezzati rimangono il muschio xilene, il muschio ambretta e il muschio chetone, i quali sono stati scoperti verso la fine del XIX secolo.
Industria tessile: il funzionamento dell’orditoio
L’orditoio è la macchina che viene impiegata per eseguire l’azione quasi omonima, l’orditura. Si tratta di un’attività tipica dell’industria tessile e che consiste nell’avvolgere i fili di ordito (disposti nel verso della lunghezza del tessuto stesso) su un sostegno che è costituito da un corpo di forma cilindrica (subbio), il quale viene poi portato sul telaio in cui avviene la tessitura vera e propria. L’orditoio, per l’appunto, è formato di solito dalla cantra e dall’orditoio propriamente detto. La cantra è formata anch’essa in una maniera piuttosto particolare; in effetti, la sua costituzione prevede una incastellatura che può portare da duecento a mille rocche, da cui si dipartono i fili che devono essere avvolti sul subbio.
Coloranti e pigmenti industriali: l’oltremare
Uno dei più interessanti prodotti della chimica industriale è senza dubbio l’oltremare, il prodotto che viene utilizzato principalmente come pigmento e colorante: la variante più diffusa in questo senso è quella dell’oltremare azzurro, un colorante che si otteneva in passato dal lapislazzuli naturale sottoposto a polverizzazione, arroventato in maniera leggera e poi trattato con acqua e acido acetico diluito, quindi ulteriormente porfirizzato e levigato con la stessa acqua. Insomma, la lavorazione era piuttosto articolata, ma poi con il tempo si è evoluta. Al giorno d’oggi, infatti, si preferisce calcinare una miscela di caolino, carbonato e solfato sodico, senza dimenticare lo zolfo, il carbone e anche la colofonia e la pace.
Leghe metalliche industriali: l’ottone
L’ottone non è altro che la lega del rame con lo zinco che presenta un tenore relativo a quest’ultimo non superiore ai cinquanta punti percentuali circa. In ogni caso in cui lo si ritiene possibile e fattibile, esso viene impiegato in sostituzione del rame e del bronzo: il motivo è presto detto, in effetti questa lega presenta una notevole proporzione di zinco, un metallo che vanta uno dei costi più bassi in assoluto dal punto di vista economico, anche se poi ha anche delle caratteristiche meccaniche che si possono paragonare agli altri due e in taluni casi perfino superiori. Il rame e lo zinco tendono a formare delle strutture cristalline piuttosto interessanti, alcune delle quali sono stabili solo in presenza di una temperatura molto alta, mentre altre lo sono anche con una temperatura che può essere definita come “ordinaria”.
Il ruolo dell’Ente Nazionale Italiano di Unificazione (Uni)
La sigla Uni sta a identificare l’Ente Nazionale Italiano di Unificazione, l’associazione senza scopo di lucro che presta la propria attività normativa in vari campi, in primis quello commerciale e industriale: l’ente iniziò la sua vita nel 1921 con il Comitato Generale per l’Unificazione dell’Industria Meccanica (Unim) e la proseguì a partire dal 1928 con l’Ente Nazionale per l’Unificazione dell’Industria. La trasformazione definitiva in quello che conosciamo oggi è invece avvenuta nel 1946. Di esso fanno parte diversi ministeri, amministrazioni statali, moltissime aziende industriali, istituti tecnici e scientifici di insegnamento e gli enti federati di unificazione, i quali rappresentano i settori di produzione. Il suo ruolo è fondamentale, dato che tale ente partecipa in rappresentanza del nostro paese all’attività normativa degli organismi di stampo internazionale che sono attivi nella normazione, come ad esempio l’Iso (International Standard Organization).
Chimica industriale: il vanadio
Il vanadio è l’elemento metallico con simbolo V e numero atomico 23 che appartiene alla prima serie dei cosiddetti “metalli di transizione”: il minerale di partenza che impiegato più comunemente per l’estrazione di questo stesso elemento è la carnotite, oltre al vanadato di uranio e il potassio. Come si prepara esattamente dal punto di vista della chimica industriale? Anzitutto, il minerale di partenza viene trattato per trasformare il vanadio in esso contenuto in ossido puro; a tale scopo, il minerale viene sottoposto a triturazione, quindi trattato a caldo con una soluzione di soda. Questa stessa soluzione viene poi estratta con il solvente e il metavanadato sodico. Il sale di ammonio, per effetto del riscaldamento, si trasforma inoltre in pentossido di vanadio. Sono sostanzialmente due i metodi di produzione del vanadio metallico.
Roma, le ex Vetrerie Riunite dell’area Ostiense
Uno degli edifici più interessanti dell’area Ostiense a Roma, nei pressi degli ex Mercati Generali, è la sede della facoltà di Giurisprudenza dell’Università Roma Tre: si tratta di un immobile imponente e prestigioso, anche perché proprio al suo interno sorge il Rettorato, ma cosa era esattamente quest’ultimo in passato? Dove ora si studiano il diritto e le leggi, un tempo sorgeva un’antica fabbrica, quella delle Vetrerie Riunite Angelo Bordoni di San Paolo, ragione per la quale si può parlare a ragione di un perfetto esempio di archeologia industriale, con un riutilizzo più adatto ai tempi moderni. Tale area era molto vasta ed è stato possibile ammirarla in questa veste fino a circa una ventina di anni fa.
Gli industriali ferraresi lanciano l’allarme sull’Imu
Gli industriali di Ferrara si sono rivolti direttamente alla provincia estense per chiedere un trattamento che non sia gravoso nei loro confronti per quel che concerne la pressione fiscale da esercitare sulle imprese locali: la lettera in questione, infatti, è stata rivolta direttamente ai sindaci che fanno parte di questa specifica area dell’Emilia Romagna. L’associazione Unindustria, la quale rappresenta proprio le industrie ferraresi, ha calcolato quali potrebbero essere gli effetti di una aliquota base relativa all’Imposta Municipale Unica, il tributo che sta per sostituire a breve l’Ici. Secondo queste simulazioni, con una novità del genere si dovrebbe sopportare un carico tributario ulteriore di ben cinquanta punti percentuali rispetto allo scorso anno, una situazione evidentemente dannosa e negativa.
Archeologia industriale: le novità del Museo del Tessuto di Prato
La regione Toscana e l’archeologia industriale sono sempre più unite: l’ultima novità in questo senso è rappresentata dal nuovissimo polo museale che è stato da poco allestito a Prato, con tanto di servizi piuttosto innovativi pensati appositamente per i visitatori. Si tratta, nello specifico, del Museo del Tessuto del comune in questione, la cui inaugurazione risale a circa nove anni fa. In aggiunta, non bisogna dimenticare l’ultimo evento di rilievo che aveva coinvolto questa stessa struttura nel corso del 2009, vale a dire l’apertura ufficiale della Biblioteca. Ora, però, si volta pagina e si pensa a un nuovo modo di gestire allestimenti di questo tipo. L’obiettivo principale è quello di attrarre il maggior numero possibile di generazioni. Quali sono i cambiamenti più importanti in tal senso?