I carboni attivi sono una delle principali tipologie di questo combustibile fossile, dunque molto importanti a livello industriale: essi possono essere di origine animale oppure vegetale e servono, in particolare, per assorbire gas o vapori, senza dimenticare il loro ruolo come agenti decoloranti di liquidi. I carboni attivi animali prendono anche il nome di “carbone di ossa o di sangue”, visto che se ne ricorda in questo modo la loro provenienza. Si possono ottenere attraverso la distillazione secca di ossa o residui animali vari; spesso, poi, sono trattati con l’acido cloridrico per allontanare i sali di calcio che provengono dalle ossa stesse e che potrebbero nuocere agli impieghi successivi.
Macchinari agricoli: i caricaforaggio
I caricaforaggio sono macchinari agricoli dalle caratteristiche particolari ma molto efficienti. si tratta dei mezzi che vengono sfruttati nel settore primario per raccogliere e caricare su un rimorchio trainato da una trattrice agricola, del foraggio che è appena stato falciato e disposto sul campo. Il nome alternativo con cui sono conosciute queste macchine è quello di “caricafieno”, il concetto è sempre lo stesso. Tale mezzo è costituito in pratica da un telaio su due o più ruote pneumatiche, portante gli organi raccoglitori, l’apparato di sollevamento, gli organi di regolazione e comando, nonché quelli di attacco alla trattrice stessa. Il caricafieno in lavoro può precedere, seguire o anche essere affiancato al rimorchio che deve essere caricato.
La produzione industriale della caseina
La caseina è la principale proteina del latte, nel quale è contenuta in quantità variabile a seconda della natura dello stesso: come ci ha ormai insegnato la chimica industriale, la percentuale può essere compresa tra il 2 e il 4,5% nel latte di vacca, pari al 4% nel latte di pecora, al 2,8% nel latte di capra e allo 0,8% in quello di donna. La caseina si trova allo stato di sale di calcio associato a piccole quantità di fosfato di calcio. La composizione elementare, invece, è la seguente: carbonio in larga misura, seguito a ruota da ossigeno, azoto, idrogeno, calcio, fosforo e zolfo. Tale prodotto viene ottenuto dal latte magro per precipitazione a 55-60 gradi, con acido cloridrico, solforico, acetico o lattico.
Archeologia industriale: a Rieti una stimolante mostra fotografica
I paesaggi dell’archeologia industriale sono al centro della mostra fotografica che è possibile ammirare a Rieti fino al prossimo 28 gennaio presso lo Studio 7 dello Spazio Arte Contemporanea: si tratta di un evento che beneficia degli splendidi scatti di Filippo Maria Gianfelice, e il nome non poteva che essere “Paesaggi industriali”, già di per sé molto evocativo. Di cosa si tratta esattamente? Il progetto di Gianfelice è focalizzato su una serie di fotografie in bianco e nero che raffigurano vari impianti e stabilimenti industriali che non sono usati da tempo o che sono stati lasciati all’abbandono più totale, una prospettiva di sicuro fascino.
Industria del caffè: il processo di torrefazione
Quando si parla di torrefazione a livello industriale ci si riferisce di solito al processo con cui si arrostiscono i materiali: in pratica, una determinata sostanza viene sottoposta a temperatura piuttosto alte, così che si possa ottenere una adeguata disidratazione, la successiva ossidazione e anche una parziale carbonizzazione. I gradi di torrefazione sono diversi, così come anche i risultati possibili. L’industria del caffè è quella maggiormente coinvolto in tal senso; tale operazione, definita anche come “tostatura”, prevede che i semi vengano sottoposti all’azione del calore per renderli atti al consumo finale.
Design industriale: il lavabo Flight viene pubblicato dall’Adi
Il design industriale ci ha ormai abituato a tutto, le proposte che si susseguono di anno in anno sono innovative e cercano di contemplare qualsiasi tipo di soluzione: ne è una chiara testimonianza Flight, il nome (il significato letterale dall’inglese sta a significare “traiettoria” o “slancio”) che è stato affibbiato a un lavabo universale, un progetto realizzato dall’architetto Massimo Rodighiero, grazie alla preziosa collaborazione di designer e studi associati. In particolare, poi, questo elemento è stato prodotto dalla Goman, società a responsabilità limitata che è celebre nel nostro paese per i suoi accessori di sicurezza per il bagno e per le componenti destinate alla comunità.
Tracciatura: gli attrezzi per la lavorazione dei pezzi
La tracciatura, vale a dire l’operazione mediante la quale si riportano sul pezzo greggio di fusione o di stampaggio, o su un pezzo semilavorato, le linee che circoscrivono il pezzo finito, può essere eseguita a mano oppure a macchina: vi sono, dunque, diversi attrezzi di cui dispone il tracciatore stesso per eseguire questa operazione industriale. L’uso generale va a coinvolgere, in particolare, la livella e il filo a piombo per il controllo dell’orizzontalità e della verticalità, senza dimenticare il goniometro o rapportatore per la misura degli angoli e le righe di precisione. Gli attrezzi di precisione, invece, si possono sostanzialmente suddividere in tre gruppi distinti: si tratta, nello specifico, degli attrezzi per l’appoggio e il fissaggio del pezzo, gli attrezzi per la tracciatura vera e propria e gli attrezzi per la puntinatura.
Leghe metalliche: la miscela della ledeburite
La ledeburite è il nome che viene assegnato in ambito metallurgico all’eutettico (la miscela di sostanze per intenderci) della lega composta dal ferro e dal carbonio: in pratica, questo insieme di sostanze contiene il 4,3% di carbonio e tutto il resto viene riservato al ferro, il quale è, di conseguenza, dominante. La ledeburite si tende a formare nel corso della solidificazione, quando si ha a che fare con condizioni precise di metastabilità (la condizione di equilibrio sancita dalla fisica) delle leghe che contengono usualmente il carbonio in misura superiore all’1,7%. In quest’ultimo caso, si parla molto più propriamente e genericamente di “ghise bianche”, le quali beneficiano di una temperatura molto elevata, pari a circa 1145 gradi.
Industria tipografica: il procedimento della stereotipia
La stereotipia non è altro che il procedimento industriale atto a conservare le composizioni tipografiche, allo scopo di riutilizzarle per le ristampe successive. In pratica, si va a fare una impronta della matrice originale, della quale si possono ottenere in qualsiasi momento nuove copie da impiegare per le nuove stampe. Si può operare con i sistemi più diversi in questo caso. Ad esempio, è possibile adagiare sulla composizione con una leggera pressione un foglio di carta sul quale si è spalmato un sottile strato di un impasto di gesso, in modo da ottenere una impronta dei caratteri in questione.
Archeologia industriale: a Perugia un’attesa conferenza
La prossima settimana si aprirà in maniera molto promettente per l’archeologia industriale del nostro paese: la giornata del 16 gennaio, infatti, prevede nella propria agenda una conferenza stampa molto importante che si terrà a Perugia e che andrà a riguardare una proposta di legge relativa a tale argomento. L’appuntamento è stato fissato presso Palazzo Cesaroni, uno degli edifici più interessanti del capoluogo umbro, in cui il consigliere regionale Gianfranco Chiacchierini farà conoscere nel dettaglio quali sono i vantaggi di tali norme. Tra l’altro, l’evento sarà impreziosito dalle presenze di autorevoli personalità, quali, in primis, Renato Corvino, storico e professore presso l’Università perugina, nonché numero uno dell’Associazione Italiana per il Patrimonio Archeologico Industriale (Aipai).