L’Uzbekistan farà sorgere una zona industriale tax-free

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L’Uzbekistan, una delle tante ex repubbliche sovietiche e attualmente considerata parte dell’Asia centrale, dovrebbe istituire a breve una zona industriale molto particolare: quest’ultima, infatti, sarebbe caratterizzata da alcune concessioni fiscali e doganali, come è stato annunciato da alcuni media locali. Per quel che riguarda la conclusione del progetto in questione, si parla della fine del prossimo mese di marzo, dunque tra due mesi esatti. In pratica, nell’area che si sta descrivendo le compagnie di nazionalità cinese avrebbero la possibilità di pianificare ogni loro investimento.

L’ordine di creazione è stato firmato direttamente dal presidente della Repubblica dell’Uzbekistan, Islam Karimov. Su quali settori industriali può fare affidamento questa nazione? Entrando maggiormente nello specifico, le principali esportazioni riguardano il cotone, i tessuti e i metalli non ferrosi, ma esiste da sempre il problema delle altissime tariffe doganali, il che spiega la particolarità di questa zona industriale. L’ubicazione è stata fissata all’interno della regione centrale dello Dzhizak, più precisamente a nord-est di Samarcanda: la zona vedrebbe incorporati diversi stabilimenti, tra cui quelli energetici, edili, quelli del settore agroindustriale e dell’industria ingegneristica. I progetti congiunti dell’area in questione, inoltre, saranno finanziati da un apposito prestito da cinquanta milioni di dollari, il quale verrà garantito dalla China Development Bank e da altre compagnie uzbeche.

Le attuali zone industriali del paese sono due: la prima è la free-zone Navoi, nella parte centrale dello stato e stabilita qui nel dicembre del 2008. L’altra è invece la zona industriale speciale Angren, nella regione nord-orientale del Tashkent, attiva dall’aprile del 2012, quindi da meno di un anno. Giusto un mese fa, poi, l’Uzbekistan ha annunciato l’ampliamento delle esenzioni fiscali per quel che riguarda le imprese con almeno il 30% di investimenti diretti esteri in venti industrie (in precedenza ci si era fermati ad appena otto). Tra i nuovi business sono stati inclusi i comparti delle energie rinnovabili, dell’imballaggio di materiali e del petrolchimico.

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