La protezione delle linee elettriche avviene solitamente attraverso dei moderni scaricatori del tipo a cristallite, a caduta catodica e a espulsione d’arco. Si tratta di quelli che siamo abituati a chiamare “parafulmini”, essenziali per l’esistenza intera degli impianti elettrici. Gli scaricatori, per l’appunto, vengono montati sulla linea in questione derivandoli verso terra; dato che la loro caratteristica principale consiste nel possedere una resistenza interna che è variabile in funzione della tensione (la resistenza è elevatissima alla tensione normale per cui sono costruiti, mentre è bassa in presenza di una tensione molto alta), il loro collegamento elettrico sulla linea nel modo che è stato appena descritto è innocuo fintanto che la linea riesce a funzionare a tensione di esercizio, mentre costituiscono un franco di corrente continua a terra nell’ipotesi di una tensione della linea che sia in grado di superare determinati valori.
Impianti industriali
Sottostazioni elettriche: la conversione di corrente
Nell’ambito delle sottostazioni e degli impianti di conversione, assume una certa rilevanza la conversione di corrente alternata in continua. In questo caso, le più importanti sottostazioni sono quelle che presentano dei gruppi rotanti sincrono-dinamo e che consentono anche la regolazione della tensione della rete sulla quale sono derivati i sincroni, effettuando un rifasamento della rete stessa mediante il funzionamento dei sincroni con sovraeccitazione: inoltre, molto interessanti sono le sottostazioni che presentano dei raddrizzatori a vapori di mercurio.
Protezioni metalliche: la brunitura e la fosfatazione
Per proteggere le superfici metalliche si può fare affidamento anche sui processi chimici protettivi. Nel caso in cui si abbia a che fare con dei metalli ferrosi, allora si suddividono i metodi ai grassi, quelli di brunitura e quelli di fosfatazione. Nel caso della protezione con i grassi, si è soliti sfruttare oli minerali, vegetali e animali: dei primi il migliore è senza dubbio la vasellina pura filante, mentre tra quelli vegetali ci si può fidare degli oli cosiddetti siccativi, come il lino e la noce. La lanolina, poi, è il miglior grasso animale protettivo. Esistono in commercio delle apposite miscele che vengono preparate con le mescolanze di alcuni grassi e che vengono poi spappolate in appositi solventi, in particolare la benzina pura rettificata.
Singapore e Vietnam unite da un quinto parco industriale
Il continente asiatico sta facendo passi da gigante dal punto di vista industriale e una importante conferma giunge dall’accordo di ieri tra Vietnam e Singapore: le due nazioni hanno infatti intenzione di collaborare alla stesura di un quinto parco industriale, tanto che è prevista a breve la firma di un apposito memorandum, in modo da comprendere la fattibilità di questo studio. L’annuncio è stato fatto in maniera congiunta dai due presidenti, il vietnamita Truong Tan Sang e il singaporegno Tony Tan, in occasione della visita del primo nella piccola città-stato. In effetti, Tan Sang è stato eletto da pochissimo, da appena due mesi, e questo viaggio fa parte di un programma più ampio che prevede molte altre tappe in stati esteri.
Impianti elettrici: il relè di protezione
La funzione delle cosiddette “protezioni” è di estrema importanza per quel che riguarda l’assicurazione dell’incolumità delle macchine e degli impianti elettrici insidiati da diverse cause di guasto. A seconda delle esigenze, quindi, le protezioni sono in grado di controllare delle grandezze elettriche, fisiche, meccaniche, chimiche e molte altre: inoltre, sono capaci di intervenire nel momento in cui le grandezze che sono sotto controllo raggiungono i valori di taratura degli apparecchi rilevatori. La determinazione delle protezioni stesse che devono essere inserite all’interno di un circuito va comunque fatta con estrema oculatezza, conoscendo a fondo quelle che sono le esigenze di funzionamento e di inserzione delle macchine e degli impianti, sia nelle condizioni di normale esercizio che in quelle relative a dei possibili sovraccarichi occasionali o disservizi di varia natura.
Tubi fluorescenti a catodo freddo
La denominazione di tubi fluorescenti a catodo freddo può sembrare fin troppo articolata e complessa, ma in realtà si tratta della definizione più giusta per degli strumenti che vengo impropriamente chiamati “tubi al neon”. Dal momento delle loro prime applicazioni a scopo di reclame pubblicitaria, essi sono poi divenuti i veri dominatori del settore delle insegne e delle pubblicità luminose. Alcune precisazioni industriali sono comunque necessarie. In effetti, le applicazioni che vengono utilizzate al solo fine di ottenere l’illuminamento sono piuttosto limitate, contrariamente a quanto si pensa, anche perché c’è un minor rendimento rispetto a quello che si avrebbe con le lampade fluorescenti a bassa e media tensione.
Le lampade a vapori di sodio e mercurio
Le lampade a vapori di sodio e di mercurio rappresentano la soluzione caratteristica e tipica per l’illuminazione industriale destinata ai grandi capannoni, ai piazzali e ai depositi. Nell’illuminazione pubblica, poi, oltre a un sempre più esteso impiego di lampade a bulbo fluorescente, si è diffuso l’impiego di questi strumenti, a causa soprattutto della loro elevata efficienza e della loro luce gialla: in effetti, il classico utilizzo del passato, ma anche adesso è ben diffuso, è rappresentato dagli incroci stradali e questa colorazione consente agli automobilisti di comprendere che c’è un avviso di pericolo.
Fusione dei metalli: il cubilotto
Il cubilotto, tipico forno a cupola e a manica, viene caricato dall’altro mediante un’apposita bocca, alternativamente al metallo che deve essere fuso e al combustibile (coke metallurgico).
In questo caso, l’aria di combustione viene ad essere immessa attraverso un’opportuna tubazione: ci si trova, infatti, a una certa altezza sopra il fondo (suola) in una camera che circonda il tino e va a sbloccare nell’interno con gli ugelli. A una altezza di circa 500-800 millimetri, sempre al di sopra degli stessi ugelli, poi, si ottiene la massima temperatura possibile, con la ghisa che fonde e scende nel crogiolo, per uscire successivamente dal foro di colata. Il cubilotto può essere sostanzialmente di due tipi, vale a dire semplice o con un avanforno.
Generatori di vapore: il tiraggio forzato
Nell’ambito della generazione di vapore, il tiraggio forzato è sicuramente indispensabile per le basse temperature dei fumi, ma anche per altezze di camini insufficienti, per le combustioni molto attive e per l’impiego di combustibili cosiddetti “minuti”.
A sua volta questo stesso tiraggio può essere di vari tipi: esaminiamoli nel dettaglio. Anzitutto, il tiraggio aspirato si ottiene aspirando appunto i fumi alla loro uscita dall’apparecchio di utilizzazione o per mezzo di un getto di vapore prelevato dalla caldaia (locomobili e locomotive); in alternativa, si possono sfruttare i ventilatori, dando vita quindi al tiraggio meccanico. Il ventilatore, infatti, è in grado di aspirare l’intera massa dei fumi e di scaricarla direttamente nell’atmosfera mediante il camini, ma può anche aspirarne una parte e lanciarla nel camino stesso attraverso una strozzatura, trascinando la parte rimanente (in questo caso si parla di “tiraggio indotto”).
Impianti e focolari per combustibili
I focolari per combustibile prevedono lo sfruttamento di quest’ultimo in tre stati, vale a dire liquido, polverizzato e gassoso.
Nel primo caso, l’impianto comprende in generale un sistema di alimentazione dell’olio combustibile, il quale può essere o “a gravità”, con il serbatoio di servizio disposto pochi metri più in alto dell’iniettore e provvisto di indicatore di livello e di scarico, oppure “diretto” dal serbatoio principale con pompa, per lo più a ingranaggi, comandata con riduttore da un motore elettrico. Sulla tubazione del combustibile, inoltre, sono inseriti diversi elementi: si tratta, nello specifico, dell’apparecchio di riscaldamento e dei filtri doppi. È comunque previsto anche un sistema di polverizzazione dell’olio.