L’avventura dell’industria nell’alto maceratese

A cavallo dei secoli XIX e XX anche le province dell’alto maceratese hanno vissuto la loro avventura industriale.

Protagonisti intraprendenti, piccole aziende e manifatture rurali cercavano di andare oltre la tipica vocazione agricola e montana di queste zone e l’entusiasmo di questi soggetti è riuscito in un buon intento. L’obiettivo era quello di migliorare la condizione sociale e di sfidare il tempo, ma cerchiamo di capire com’è andata veramente. L’esempio più importante è quello di Camerino, in cui, secondo una statistica della Camera di Commercio, nella seconda metà dell’800 esistevano ben quattro stabilimenti per la lavorazione della seta.

Detroit punta al modello industriale di Torino

Detroit che prende spunto da Torino per il proprio sviluppo industriale?

L’accostamento, già di per sé inevitabile tra due città che si caratterizzano per la forte presenza dell’industria automobilistica, diventa ora più intenso grazie ai programmi dell’amministrazione americana: in effetti, gli abitanti tra la sede della General Motors e quella della Fiat sono i medesimi, ma il tessuto urbano potrebbe essere sfruttato in maniera migliore. Gli obiettivi del primo cittadino, Dave Bing, sono piuttosto ambiziosi, vale a dire l’eliminazione di quelle costruzioni immobiliari che non possono più essere utilizzate e un nuovo slancio alla città stessa.

Deltona: il parco industriale potrebbe aiutare i residenti

Deltona (Florida) rappresenta la città più popolosa della Contea Volusia con i suoi 85mila residenti.

Questa località è in grado di coprire ben 41 miglia quadrate, con una prevalenza di immobili piuttosto che di imprese. Ma le aziende industriali vi sono comunque e l’impatto sulla zona è notevole. È proprio per questo motivo che si sta rendendo necessaria la realizzazione di un parco industriale che sia in grado di promuovere lo stesso sviluppo urbano. In effetti, Deltona vanta purtroppo anche un forte tasso di disoccupazione (il valore di maggio era pari al 10,5%), con percentuali troppo elevate.

Val d’Aosta: la vecchia miniera di rame di Champdepraz

Champdepraz, in provincial di Aosta, è un piccolo comune che fa parte della Comunità Montana Evançon.

Una vasta porzione del territorio è occupato dal Parco Naturale del Mont Avic, ma ora si parla di questa località anche per motivi industriali: in effetti, l’amministrazione locale ha deciso di usufruire del Fondo per Speciali Programmi di Investimento (il cosiddetto Fospi) e questo denaro verrà utilizzato per dar vita a una strada che collegherà la stessa Champdepraz ad altri villaggi (in primis Losson ed Herin).

Consorzi industriali: la Uil chiede delle modifiche legislative

L’Unione Italiana dei Lavoratori ha fatto conoscere il proprio pensiero in merito alla situazione industriale del nostro paese.

La segreteria regionale dell’Abruzzo è infatti intervenuta in merito ai consorzi industriali, auspicando emendamenti e novità che vadano a migliorare i contenuti della nuova legge di riferimento: le norme in questione si trovano in un maxi-emendamento che è stato proposto dalla IV Commissione, ma bisogna evitare a tutti i costi che si arrivi allo smantellamento di queste strutture. Il sindacato, inoltre, si sta opponendo alla divisione eccessiva tra i servizi che devono essere erogati e garantiti e le competenze attuali dal punto di vista urbanistico, oltre all’uscita definitiva della regione stessa dal sistema dei consorzi.

San Giovanni Valdarno: riutilizzo “verde” dell’ex bricchettificio

Tra i tanti esempi di archeologia industriale che possiamo trovare nel nostro paese merita un cenno l’ex bricchettificio di San Giovanni Valdarno, in provincia di Arezzo.

Il bricchettificio è un edificio industriale dove si lavorano appunto i “bricchetti”, mattonelle realizzate in lignite pressata o in altri materiali di scarto del legno: ebbene, la fabbrica toscana sta per essere investita da una nuova luce, visto che è stato indetto addirittura un concorso internazionale per progettare all’interno di questa struttura una sede direzionale eco-compatibile e ampiamente sostenibile da molti punti di vista.

India: a Bangalore si lavora per il parco industriale

Srei Infrastructure Development, compagnia indiana di Bengalore, sta vagliando la possibilità di convertire una zona economica di ben cinquecento acri in un vero e proprio parco industriale.

L’area prescelta è quella nei dintorni di Kharagpur, nella parte più occidentale della città: l’obiettivo è sostanzialmente quello di venire incontro alle mutate condizioni di mercato e alla mancanza di chiarezza per quel che concerne alcune proposte governative. Per ottenere un parco industriale davvero efficiente, comunque, è necessario un mix di clienti valido e variegato, altrimenti non si riesce a far fronte alla concorrenza.

Slovacchia: a Samorin una mostra sull’Italia industriale

La città slovacca di Samorin e Vicenza sono riuscite praticamente ad annullare gli oltre settecento chilometri che le dividono.

La “magia” è stata possibile grazie alla collaborazione industriale e imprenditoriale che è stata appena posta in essere, suggellata da una mostra di sicuro interesse: dallo scorso 22 giugno e fino al prossimo 22 luglio, infatti, sarà possibile ammirare “L’Italia industriale in Slovacchia”, l’evento culturale che viene ospitato dal Centro Servizi della località che si affaccia nelle vicinanze del Danubio e che intende mettere in luce quanto sia stata intensa la produzione tecnologica del nostro paese nella giovane repubblica europea.

Archeologia industriale: le meraviglie di Ivrea

Ivrea per tutti, microitinerari accessibili a tutti, per micro-paesaggi culturali in Canavese.

È questo il nome di uno degli ultimi progetti predisposti dalla città di Ivrea, in provincia di Torino: la città piemontese, nota soprattutto per l’economia trainata dalla Olivetti e per un comprensorio industriale ben sviluppato, ha deciso di realizzare appunto dei percorsi turistici che permettano di conoscere nel dettaglio la cultura ambientale, storico, ma anche archeologico industriale di questa zona. Non a caso, l’appuntamento è stato fissato per oggi presso l’Officina H della centralissima via Montenavale.

Padova: Progetto Chilometro Zero per la zona industriale

Padova vanta una vocazione industriale di primissimo ordine.

L’area manifatturiera della città veneta esiste infatti dal 1946 e si è ampliata nel tempo dalla parte più orientale fino a quella settentrionale: si tratta di una zona che è in grado di competere a livello continentale, con ben 1.300 aziende e una diversificazione piuttosto accentuata dal punto di vista produttivo. È ora giunto il tempo, però, di attuare dei nuovi progetti. La parte nord della zona industriale è interessata da importanti snodi infrastrutturali, con molte autostrade, ma la totale assenza di piste ciclabili che la mettano in contatto con il centro cittadino e la scarsa presenza di punti di ristorazione la dicono lunga sulle innovazioni da apportare.